Articolo a cura di Mattia CHINELLO

Da ora sarà possibile la creazione di comunità energetiche locali (energy community) per lo scambio di energia tra produttori e consumatori.

Fino ad oggi, infatti, non era possibile mettere insieme più di un produttore e di un consumatore per lo scambio di energia, senza passare dalla rete elettrica. Questo risultava essere un forte limite, soprattutto per le energie rinnovabili che hanno la caratteristica di essere distribuite sul territorio.

Cambiano le regole delle comunità energetiche

Grazie ad un emendamento al decreto Milleproroghe che anticipa la direttiva europea 2018/2001, sarà possibile la creazione di comunità energetiche. Per ora si tratta di un approccio sperimentale in cui gli impianti non possono superare i 200 kW.

Si spera, in futuro, di poter recepire la normativa europea e permettere un maggiore sviluppo ed innovazione su questi impianti. Questo potrà essere un nuovo motore per lo sviluppo di tanti progetti che fino ad oggi non risultavano convenienti. 

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Change.org

Abbiamo già parlato dei vantaggi e svantaggi delle energie rinnovabili e uno dei vantaggi risulta essere per l’appunto le sfruttamento delle risorse locali. Grazie ai cosiddetti aggregatori di produzione e consumo si possono sfruttare al meglio queste risorse a livello locale.

Comunità energetiche 

Con l’incremento delle energie rinnovabili, aggregare a livello locale la produzione e la domanda di energia risulta fondamentale per godere al meglio dei vantaggi di una produzione decentralizzata. 

Basti pensare ad esempio ad un condominio, con un sistema di produzione elettrica come un impianto fotovoltaico. Fino ad oggi, i vari condomini non potevano utilizzare direttamente l’energia fotovoltaica senza un passaggio dalla rete elettrica, passaggio che comporta anche una compravendita dell’energia. Ora sarà possibile risolvere questo inconveniente che può sembrare assurdo.

Il consumo sul posto permette anche una miglior efficienza del sistema, minori flussi di energia nella rete e, di conseguenza, anche minori perdite.

E la rete elettrica?

In realtà, il vecchio regolamento aveva una motivazione fondata: la rete rimarrà sempre necessaria per garantire stabilità e continuità, ma se a livello locale l’energia viene auto-prodotta e auto-consumata, chi paga i costi di rete?

Per ora il problema non è così grave, ma all’aumentare di queste comunità energetiche di autoconsumo bisognerà porsi il problema e cambiare il modo di coprire i costi di rete.

Infatti, attualmente i costi di rete sono coperti da una voce di costo in bolletta. Ma se i produttori locali si aggregano autonomamente ai consumatori, va da sé che questi utenti la bolletta non la pagano (o pagano molto meno). Fino a quando i costi di rete saranno proporzionali all’energia assorbita dalla rete questo potrebbe essere un problema.