Articolo a cura di Fabio CANNIZZARO

Il recente rapporto “Comuni Rinnovabili 2019” di Legambiente riporta un dato non confortante per la rincorsa agli obiettivi al 2030 previsti dal Piano nazionale integrato energia e clima. In particolare, il numero di nuove istallazioni di impianti a fonte rinnovabile in Italia è diminuito per la prima volta dopo 12 anni. Il report evidenzia inoltre la necessità di invertire il trend e di recepire al più presto la direttiva europea Red II al fine di individuare un quadro regolatorio “che permetta di realizzare forme di autoconsumo collettivo”, come sostenuto da Gianni Girotto (Presidente della commissione Industria).

I dati attuali e le previsioni

Sempre secondo Legambiente, le fonti rinnovabili continuano a crescere in Italia (seppur a ritmi inferiori rispetto al passato); nel 2018 parliamo di 478 MW di fotovoltaico e 562 MW di eolico. Se si guarda il totale dell’installato in Italia, la tecnologia in maggiore crescita è il fotovoltaico che ha raggiunto i 20,1 GW, mentre quella con la maggior potenza complessiva è ancora l’idroelettrico in cui si sono aggiunti in questi anni circa 1,5 GW di impianti sotto i 3 MW. L’eolico ha raggiunto i 10,3 GW, 3,7 GW le bioenergie, 0,8 GW la geotermia.

Il rallentamento delle installazioni è stato evidente in questi anni, in particolare per il fotovoltaico, dove continua a viaggiare a ritmi troppo bassi, con 1.2 GW installati negli ultimi tre anni a fronte dei 14 GW installati nel triennio 2011-2013 grazie all’incentivazione garantita (i certificati verdi). L’eolico invece passa, rispetto agli anni 2011-2012, da una media di 1.000 MW/anno di nuovi impianti a 340 MW/anno.

Sebbene la SEN abbia fissato obiettivi di contributo delle fonti rinnovabili elettriche pari al 50% al 2030, ciò che viene evidenziato dal report è che “in assenza di un vero cambio nelle politiche, l’obbiettivo appare del tutto irraggiungibile”. Tale affermazione è evidenziata dall’istogramma riportato.

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Autoconsumo nel futuro

Come evidenziato dal Presidente Gianni Girotto, lo step successivo sarà quello di recepire la direttiva europea Red II. In particolare, a Strasburgo (sede del Parlamento Europeo) vengono fissati con la direttiva Red II (Renewable Energy Directive) due principi innovativi:

  1. L’autoconsumo elettrico introduce la condivisione dell’energia tra molteplici soggetti;
  2. La rete di distribuzione esistente prenderà in carico la condivisione dell’energia autoprodotta da fonti rinnovabili;

Con il primo principio si afferma sostanzialmente che diventerà possibile produrre, accumulare e vendere energia con un modello “da uno a molti”.

Se per esempio, c’è convenienza nell’installare un impianto fotovoltaico sul tetto di un condominio allora a beneficiarne potranno essere tutti i condomini. Attualmente in Italia l’autoconsumo collettivo è vietato sia in ambito civile che industriale.

Secondo Edoardo Zanchini (vicepresidente di Legambiente): 

la ricezione di tale direttiva aprirebbe le porte a investimenti innovativi che tengono assieme fonti rinnovabili, efficienza energetica, sistemi di accumulo e mobilità elettrica.

 

A titolo informativo, viene riportato che Legambiente ha lanciato su Change.org  la petizione “Liberiamo l’energia rinnovabile”, indirizzata Governo e al Parlamento Italiano, per chiedere di “aprire subito alle comunità energetiche e all’autoproduzione da rinnovabili e semplificare le procedure per tutti coloro che scelgono di puntare sulle energie pulite”.