domenica, 25 Ottobre, 2020

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Mascherine e ambiente: dalla plastica nuovi biocombustibili

Secondo una ricerca di un'università indiana, potremmo trasformare la plastica contenuta nelle mascherine in un biocombustibile liquido.

Le mascherine, insieme a tutti gli altri dispositivi di protezione, stanno generando un importante problema ambientale. Un gruppo di ricercatori della University of Petroleum and Energy Studies in India sta lavorando a un metodo di riciclo. Da esse sarà possibile ricavare un biocombustibile liquido.

L’impatto ambientale dell’emergenza sanitaria

Sono miliardi le mascherine utilizzate e gettate ogni giorno nel mondo. L’emergenza sanitaria da Covid-19 sta creando un problema parallelo legato allo smaltimento dei rifiuti prodotti. Tra essi, compaiono tutti quei dispositivi di protezione individuale che, poiché potenzialmente infetti, devono essere gettati nell’indifferenziata.

Secondo le stime del WWF, il solo obbligo di mascherina nelle scuole, potrebbe portare a disperdere circa 270 tonnellate di rifiuti plastici entro la fine dell’anno scolastico. Per non parlare della restante parte della popolazione.

Come sono fatte le mascherine chirurgiche?

Le mascherine sono ormai un fondamentale strumento di protezione contro la pandemia in corso. Ma sappiamo davvero come sono fatte? Le chirurgiche, se realizzate nel rispetto della normativa UNI EN 14683:2019, sono costituite da:

  • uno strato di tessuto non tessuto.
  • Uno strato filtrante, di solito in polipropilene (polimero con il quale si realizzano diversi oggetti di uso comune, come i tappi delle bottiglie di plastica, le capsule del caffè, etc.); in alternativa si utilizza anche il poliestere, il polietilene o il policarbonato.
  • Un secondo strato di tessuto non tessuto.

Il riciclo delle mascherine: polipropilene convertito il biocombustibile

Secondo i ricercatori indiani, il polipropilene contenuto nelle mascherine chirurgiche potrebbe essere trasformato in un biocombustibile attraverso la pirolisi. Questo processo si realizza attraverso il riscaldamento del polimero a 300-400°C, in assenza di ossigeno. Grazie al calore, il materiale plastico di decompone. Il liquido così ottenuto, detto olio di pirolisi, è un combustibile sintetico utilizzabile in alternativa al petrolio.

Forno di pirolisi, fonte directindustry.it

La creazione di una risorsa grazie al riciclo

Questo metodo di riciclo consente di affrontare nel contempo due dei principali rischi ambientali del momento. Infatti, non solo si riduce così l’impatto ambientale generato dall’enorme consumo di mascherine in tutto il mondo, ma nello stesso tempo si produce una fonte energetica con caratteristiche simili a quelle dei combustibili fossili.

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Giulia Rizzottihttps://energycue.it
Studentessa magistrale di Ingegneria Energetica all'Università degli Studi di Roma 'La Sapienza', con specializzazione nel settore dell'energia rinnovabile. Profondamente interessata alla tutela dell'ambiente, alla salvaguardia degli ecosistemi e degli esseri viventi tutti. In cerca di una corretta visione di interazione tra uomo e natura. Autrice per #EnergyCuE da giugno 2020.