Il premio Marisa Bellisario, istituito nel 1989, è un riconoscimento che annualmente è assegnato alle donne che si distinguono in vari ambiti della società, dal management alla scienza, dalla cultura allo spettacolo e allo sport. Una delle Mele d’Oro, come è chiamato il premio, è dedicato alle più brillanti neolaureate provenienti da tutta Italia. Lo scorso anno abbiamo intervistato per i lettori di Energy CuE Monica Crosa di Vergagni, la genovese vincitrice dell’edizione 2017.

Oggi abbiamo fatto due chiacchiere con Maria Grazia Fadda, l’ingegnere elettrico sardo alla quale è stata assegnata la Mela d’Oro qualche settimana fa.

Il premio Marisa Bellisario è assegnato annualmente a donne che hanno dimostrato tenacia, determinazione e capacità. Cosa rappresenta per te questo traguardo?

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Foto di Maria Grazia Fadda

Per me rappresenta un punto di partenza piuttosto che di arrivo. Spero infatti che questo premio sia di buon auspicio per la mia futura carriera di ingegnere. Voglio anche io dare il mio contributo nell’ambito dell’ingegneria, così come le altre donne premiate come me hanno dato, e continuano a dare, nella medicina, nella scienza e nella società.
Rivolgendo invece la risposta al significato del premio Marisa Bellisario in sé penso che rappresenti un importante traguardo, raggiunto dalla nostra società, che sta via via prendendo la giusta strada verso la parità di genere.  Ad esempio, nel momento in cui ho deciso di iscrivermi in Ingegneria Elettrica non ho pensato che avrei intrapreso un percorso di studi più prettamente maschile ma ho basato la mia scelta esclusivamente sui miei interessi personali.

Questo può essere letto come un segnale che mostra che le donne delle nuove generazioni vivono in maniera meno forte il concetto di lavoro per uomini o per donne, e si sentono più libere nelle proprie scelte lavorative e di carriera.

Raccontaci del tuo percorso universitario: Cosa hai studiato e dove?

Mi sono iscritta nel 2011 al corso di Ingegneria Elettrica ed Elettronica, con percorso Elettrica, all’Università di Cagliari. Circa 10 anni fa si iniziava a parlare di fonte rinnovabile, energia pulita, generazione distribuita, con conseguente rivoluzione nella gestione del sistema. Io mi incuriosì molto al tema, e decisi perciò di approfondire studiando queste tematiche all’Università. Durante il terzo anno della triennale sono partita in Erasmus a Praga per sei mesi. Fu la mia prima esperienza all’estero, che mi permise di entrare in contatto con un mondo multiculturale ed estremamente stimolante, oltre che migliorare tanto la lingua.

Ho proseguito gli studi a Cagliari, iscrivendomi al corso di laurea magistrale in Ingegneria Elettrica. Al termine degli esami, sono partita nuovamente, questa volta in Germania, ed in particolare ad Aquisgrana, per lavorare alla mia tesi di laurea presso E-on Energy Research Center dell’RWTH di Aquisgrana, in cui sono stata per un periodo di 6 mesi.
Subito dopo la laurea, spinta dalla volontà di sperimentare in prima persona l’ambito della ricerca al di fuori dall’Europa, sono partita per gli USA, in cui ho fatto un tirocinio di tre mesi presso l’University of South Carolina.

Quale è stato l’argomento della tua tesi di laurea?

L’obiettivo del mio lavoro è stato valutare le performance di uno stimatore di stato della rete di distribuzione, quando in quest’ultima si verificano degli eventi dinamici.
L’algoritmo di stima di stato è una tecnica matematica che permette di valutare l’attuale stato operativo della rete, in termini di tensioni e correnti, ricevendo in ingresso misure eterogenee provenienti dai dispositivi allocati in alcuni nodi.

Questo algoritmo, già ampiamente diffuso nella rete di trasmissione, pone delle sfide in termini di applicabilità nella rete di distribuzione. Infatti, quest’ultima, è caratterizzata da un numero di nodi di rete molto più elevato rispetto alla prima, che dunque non possono essere tutti monitorati. Grazie allo stimatore di stato, è quindi possibile conoscere lo stato operativo della rete, pur non monitorandone ogni suo nodo. Ho valutato le performance dello stimatore sia durante il verificarsi di veloci e significative variazioni della tensione, note anche come Buchi di Tensione, che di eventi dalle dinamiche più lente, come la normale variazione del carico elettrico o della generazione da impianti fotovoltaici. Ho simulato gli scenari ipotizzati per mezzo di un simulatore in real-time, denominato RTDS (Real Time Digital Simulator), il quale ha la capacità di eseguire simulazioni rispettando i tempi del sistema fisico reale che si sta simulando.

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Foto di Maria Grazia Fadda

Veniamo al presente. Quali sono i tuoi progetti al momento?

Ho da poco intrapreso la mia carriera in Terna, l’azienda che gestisce la rete di trasmissione nazionale, al termine di uno stage svolto con il progetto NextEnergy. In particolare, mi sto occupando degli impianti dello Storage Lab che Terna ha posto in Sardegna e Sicilia. Come sappiamo, il sistema elettrico sta subendo profondi cambiamenti, sia in termini di generazione che di gestione del sistema, e lo storage rappresenta un punto chiave in questo cambiamento. Terna è stata uno dei primissimi TSO ad adottare soluzioni di questo tipo, per cui c’è tanto impegno da profondere per capire a pieno il modo migliore con cui servirsene e le sfide da affrontare sono molto stimolanti.

E a proposito di futuro…quali pensi che debbano essere le caratteristiche fondamentali del sistema elettrico di domani?

Penso che si andrà sempre più verso un sistema intelligente e flessibile, che sia in grado da una parte di assecondare maggiormente il comportamento naturale di produttori e consumatori, rendendo sempre meno frequenti eventi quali tagli della produzione delle fonti da energia rinnovabile non programmabile e mancata fornitura di energia ai clienti, e dall’altra di gestirli nella maniera più efficiente. Inoltre, un’altra tendenza penso che sarà quella di guardare sempre meno al sistema elettrico in sé, ma invece di considerare i diversi sistemi di energia e servizi quali acqua, gas, telecomunicazioni e trasporto nel loro complesso, pianificandoli e gestendoli in maniera armonica. In questo modo si potranno sfruttare le risorse a disposizione nel modo migliore e indirizzare gli sforzi verso una direzione comune, che deve necessariamente essere quella di garantire condizioni di accessibilità, economicità e sicurezza, con attenzione e rispetto all’ambiente e alle comunità che lo abitano.