giovedì, 13 Agosto, 2020

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Tracce di una foresta pluviale in Antartide

Se al Polo Nord si registrano livelli minimi di ozono, al Polo Sud si scopre una foresta pluviale di 90 milioni di anni fa. Una squadra di ricercatori dal Regno Unito hanno scoperto il suolo forestale. Esso risale al periodo del Cretaceo, e si trova a 900 km dal Polo Sud. Attraverso l’analisi di radici, spore e polline, sono emerse informazioni circa il clima del pianeta in quel periodo storico. Lo studio è stato pubblicato su Nature, come riporta l’Imperial College London.

Temperature elevate nel Cretaceo

Il Cretaceo corrisponde al terzo e ultimo periodo dell’era Mesozoica. Esso è compreso tra i 145 e i 65 milioni di anni fa. Il Cretaceo è stato il periodo che ha visto la comparsa, sulle terre emerse, dei dinosauri.

Questo periodo è ricordato anche per quello più caldo degli ultimi 140 milioni di anni: temperature ai tropici fino a 35 °C e il livello dei mari 170 metri più alto di quello attuale.

La scoperta di una foresta pluviale nella zona antartica (simile a quella che si troverebbe in Nuova Zelanda, secondo gli scienziati), suggerisce che le temperature medie in Antartide fossero di 12 °C. Inoltre, si ritiene improbabile la presenza, in quel periodo, della calotta di ghiaccio. La formazione e la crescita della foresta avvenne nonostante la notte polare di 4 mesi.

Il clima della foresta

La scoperta di una temperatura media di 12 °C al Polo Sud è stata provata dallo studio di un nucleo di sedimenti perforati nei fondali marini. La zona di analisi si trova vicino ai ghiacciai di Pine Island e Thwaites (Antartide Occidentale). Attraverso la tomografia computerizzata (scansione CT), il team ha scoperto una fitta rete di radici, contenenti spore e pollini. La tomografia computerizzata è un’analisi che consente di ricostruire un’immagine tridimensionale da diverse immagini raccolte attraverso fasci di raggi X.

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Sito di indagine. Fonte: imperial.ac.uk

Per ricostruire l’ecosistema antartico, i ricercatori hanno analizzato gli indicatori di temperatura e precipitazioni. Essi hanno così ottenuto risultati che indicano che le temperature estive nella zona sfioravano i 19 °C. La temperatura di fiumi e paludi invece si assestava sui 20 °C. Per avere un clima del genere, il continente doveva essere ricoperto da una fitta vegetazione.

Anche le concentrazioni di CO2, secondo le analisi, erano maggiori di quelle ipotizzate. Il Dott. Johann Klages, del centro Helmholt per la ricerca polare e marina dell’Istituto Alfred Wagner, le concentrazioni assunte di CO2 erano di circa 1000 ppm. Dalle analisi dei modelli, si sono riscontrate concentrazioni nell’intervallo 1120-1680 ppm. Tali concentrazioni giustificano l’elevate temperature del periodo.

Nell’immagine in evidenza dell’articolo è mostrata la ricostruzione della foresta pluviale, ad opera di James McKay. I diritti appartengono all’Istituto Alfred Wagner.

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Francesca Marasciuolohttp://energy.closeupengineering.it
Laureata magistrale in Ingegneria Elettrica al Politecnico di Bari. Mi occupo di Smart Grid, e di come si possano coniugare fonti rinnovabili, mobilità elettrica e sistema elettrico. Autrice di #EnergyCuE da Luglio 2017. Sempre curiosa di nuove soluzioni tecnologiche per la produzione sostenibile di energia elettrica, mai stanca di imparare!