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Artico e cambiamento climatico: la lotta europea

L’Artico è in una situazione critica a causa del riscaldamento globale, ma l’Europa rafforza la propria strategia per ridurre le emissioni

Categorie Ambiente

L’Europa interviene di nuovo per la lotta al cambiamento climatico. Questa volta l’oggetto del documento pubblicato dalla Commissione Europea è l’Artico, che sta cambiando in fretta a causa del riscaldamento globale. L’Unione Europea aggiorna la propria strategia per la regione, che ha un’importanza cruciale per le materie prime e la transizione energetica.

L’Artico e i cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici nell’Artico si stanno verificando con velocità tripla rispetto alle altre regioni del pianeta. Lo scioglimento del permafrost continua senza sosta e rilascia nell’atmosfera elevate quantità di metano, rimasto intrappolato sotto il ghiaccio nel corso dei millenni. Il metano è un gas serra con potere climalterante ottanta volte superiore alla CO2, perciò il suo rilascio aggrava ancora di più la situazione climatica. La ritirata dei ghiacci potrebbe portare, secondo alcuni modelli, ad un Oceano Artico senza ghiaccio entro un decennio. Ma non è tutto. I cambiamenti climatici influenzano anche le correnti oceaniche, tra cui la corrente del Golfo. E infine l’acidificazione delle acque avrà una forte conseguenza su tutti gli ecosistemi artici, sia marini che costieri. L’urgenza della situazione richiede un intervento immediato.

La strategia per l’Artico

L’Artico è oggi oggetto di interesse di diverse potenze, come Russia, Cina e Stati Uniti. L’Unione Europea è decisa ad aumentare il proprio ruolo geopolitico nella regione anche attraverso la cooperazione internazionale. Sulla scia del Green Deal, che ha come obiettivo la neutralità climatica entro il 2050, l’Europa punta a promuovere lo sviluppo sostenibile e le azioni sul clima nella regione artica. Nella strategia si parla del controllo delle emissioni di metano, rilasciate dallo scioglimento del permafrost, dello sfruttamento del sottosuolo e della gestione dei rifiuti. L’Europa vuole garantire un legame tra la propria strategia climatica e le valutazioni economiche e sociali per il controllo diplomatico sulla regione. Per farlo, il primo obiettivo concreto è quello di sostenere l’azione per il clima fermando le estrazioni di petrolio, carbone e gas nelle regioni artiche. La Commissione lavorerà per impedire ulteriori sviluppi di riserve nell’Artico e per vietare l’acquisto dei combustibili fossili in caso di produzione.

Materie prime sostenibili

Per favorire la transizione energetica, verranno finanziati progetti sostenibili per lo sfruttamento delle terre rare, nel rispetto delle norme per l’ambiente. Nell’Artico sono già presenti attività di estrazione dei minerali, che la Commissione ritiene “un importante motore economico”. L’obiettivo è rendere queste attività sempre più “green”, e questo dipende dai singoli paesi. La Svezia, ad esempio, prevede di produrre minerali di ferro senza emissioni di Carbonio entro il 2035. Questa attenzione europea per le materie prime sostenibili prevede anche il rispetto delle comunità locali e la difesa della biodiversità. Le nuove tecnologie verdi sono necessarie per aumentare la circolarità economica al fine di ridurre drasticamente l’impatto sull’ambiente delle attività estrattive. Per proseguire in questa direzione l’Europa definirà anche standard più ambiziosi in campo ambientale, puntando al tempo stesso sulla ricerca e sull’innovazione.

La riduzione delle emissioni nell’Artico

Altro importante obiettivo europeo riguarda le emissioni di metano. In questo caso, il ruolo chiave è svolto dalla ricerca: occorre approfondire le conseguenze dello scioglimento del permafrost. Esiste infatti la possibilità che lo scioglimento rilasci anche virus o batteri nocivi per l’uomo. Nel documento si parla anche delle emissioni di carbon black, che provoca un forte riscaldamento a causa di una più breve permanenza in atmosfera. Oggi l’Europa è responsabile del 36% di queste emissioni nell’Artico. Si impegna però a ridurre le emissioni di carbon black del 33% rispetto ai livelli del 2013 entro il 2025, come previsto dall’obiettivo del Consiglio Artico. Oltre a intervenire per il controllo degli incendi boschivi, gli stati artici saranno incoraggiati a utilizzare energie rinnovabili, che in questa regione hanno un grande potenziale nel campo geotermico, eolico, idroelettrico e dell’idrogeno verde.

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