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Piera Stella

 

EPFL (École polytechnique fédérale de Lausanne) ha fondato nel 2014 un’organizzazione chiamata IGLUS (Innovative Governance of Large Urban Systems). Quest’ultima ha, da sempre, avuto l’obiettivo di aiutare le città più grandi del mondo a capire i propri punti di forza e di debolezza, il tutto in relazione alla governance delle infrastrutture. Particolare focus, a questo proposito, viene dato alle dimensioni urbanistiche di efficienza, sostenibilità e resilienza. Per capire in cosa consistono tali dimensioni e per approfondire i concetti basilari, #EnergyCuE vi consiglia di frequentare uno di questi corsi online GRATIS: il primo sulla gestione delle infrastrutture urbane (Management of Urban Infrastructures) e, il secondo, sul concetto di Smart Cities (Management of Smart Urban Infrastructures).

A valle di questi ultimi, il programma IGLUS permette di fare domanda all’Executive Master di II Livello che lo stesso organizza ogni anno: preziosissima opportunità per chi vuole perfezionare – o alimentare – le proprie conoscenze in ambito urbanistico e non.

In questo contesto si inseriscono questa serie di articoli dedicati ai concetti base che costituiscono le Smart City partendo dalle opinioni e idee di alcuni dei partecipanti al master di cui sopra.

Iniziamo questo viaggio con Rui Cao, che ci parlerà di uno dei temi più caldi del momento: ICT (Information and Communication Technologies).

Che lavoro fai esattamente al momento? ci racconti come mai hai deciso di frequentare il programma IGLUS? 

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Rui Cao

Lavoro in ambito di consulenza, al momento per una start-up IT che focalizza il suo business nel campo dei sistemi assicurativi sanitari. Prima ho lavorato come consulente senior in IBM nel campo di servizi a livello globale. Ho sempre trovato interessanti le questioni urbane per complessità e interdisciplinarietà, soprattutto quando sono stata coinvolta in progetti di Smart City in IBM. Grazie a quest’ultima esperienza, ho voluto imparare di più sull’argomento leggendo libri e seguendo il corso online MOOCs organizzato dal programma IGLUS. Ho realizzato, con il passare del tempo, che le “smart city” hanno un grandissimo potenziale nel migliorare la nostra società in modo radicale, a patto, però, che esse vengano sviluppate in maniera ponderata ed olistica. Di conseguenza, sto frequentando il master IGLUS per attrezzarmi al meglio con una conoscenza sistematica e con visioni differenti sui sistemi urbani.

Secondo te, cosa rende una città “SMART”?

La città come entità non potrà mai essere consapevole della propria intelligenza. Sono gli esseri umani che ci vivono – coscienti – che potrebbero essere valutati con l’aggettivo “SMART”, o, in alternativa, giudicare altre cose come “SMART” attraverso standard umani. Di conseguenza una città potrà essere “SMART” se e solo se i cittadini la rendono tale o la immaginano tale. Per definizione smart significa “intelligente, capace di imparare e pensare velocemente”, e “capace di mostrare buon giudizio”. Nel contesto delle città, l’abilità di imparare e di pensare si traduce in meccanismi e canali per assorbire informazioni, e nel contempo nella capacità di comprendere l’ecosistema urbano in modo tempestivo; mostrare un buon giudizio, invece, significa reagire a una visione olistica del passato/presente/futuro in modo da preservare tutte le creature che vivono nell’ecosistema di cui sopra. In sintesi, smart city – personalmente – sono le persone che utilizzano le IT per capire profondamente il loro habitat, e per preservare questa conoscenza a lungo termine in maniera tale da creare una relazione dinamica, sostenibile e positiva con la natura.

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gdicommunications.com

Con uno sguardo alla tua carriera, quale credi siano le differenze nel settore ICT tra una città “smart” e una, invece, “non smart”?

Il concetto di smart city – ad oggi – non è stato pienamente sviluppato e non è caratterizzato da standard maturi e condivisi. Siamo ancora in fase prematura e sotto studio da parte di gruppi di ricerca in tutto il mondo. Tuttavia, se si parla di infrastrutture, una città definita smart differisce da una normale città secondo i seguenti aspetti:

  1. infrastrutture cosiddette “bottom layer”, specialmente telecamere e sensori che acquisiscono informazioni in modo dettagliato e in diretta;
  2. capacità di lavorare con una mole di dati non indifferente: mi riferisco soprattutto a stoccaggio di dati, abilità di processare questi ultimi, cloud computing, algoritmi avanzati e big data;
  3. servizi per cittadini come ad esempio orari dei mezzi di trasporto pubblici in tempo reale, servizi pubblici online.

Andando oltre le infrastrutture, la parte più importante del concetto di smart city è come l’amministrazione cittadina guida e si adatta ai trend. Come definire un piano strategico a lungo termine? Di che tipo di “intelligenza” ha bisogno la nostra città? Quale dipartimento dovrebbe essere a capo delle infrastrutture smart? Come regolarizzare i dati e i processi che caratterizzano questi ultimi in modo da proteggere la privacy e la sicurezza dei cittadini? Queste considerazioni sono le domande che un governo urbano si dovrebbe porre in modo da differenziarsi dalle città “normali”.

Concludendo, nonostante la moltitudine di tecnologie innovative, una città smart dovrebbe prima di tutto riformare l’atteggiamento delle classi dirigenti verso un ascolto più profondo dei bisogni dei cittadini, in modo da costruire canali di comunicazione semplici e diretti come possono essere le IT.

Potresti regalarci un esempio pragmatico di intelligenza in contesto urbano che tu pensi possa essere valido per il settore ICT ?

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techeconomy.it

<< L’app ufficiale SF311 per i residenti e i visitatori di San Francisco permette agli utenti di denunciare in modo pratico, facile e veloce qualsivoglia problema inerente alla qualità della vita urbana semplicemente mandando una foto, una breve descrizione e la posizione sulla mappa. L’app inoltrerà direttamente agli uffici competenti i vari reclami e gli utenti possono vedere lo stato della propria comunicazione e ricevere notifiche sull’eventuale rigetto o risoluzione del problema. >>

In quanto smart city, il comprendere lo stato di fatto della città e le richieste dei cittadini è essenziale. Invece che installare costose telecamere e sensori dappertutto (vedi Singapore) o pagare delle persone per controllare le infrastrutture regolarmente (vedi Kuala Lumpur), il comune potrebbe motivare i propri cittadini a riportare qualsiasi problema tramite telefono. Ci sono tanti vantaggi che mi vengono in mente per questa applicazione:

  1. riduce il tempo di risposta dallo scoprire il problema al risolverlo, oltre che ridurre i costi derivanti dallo stesso;
  2. riduce i costi che, invece, si avrebbero se si implementasse una rete di telecamere e sensori;
  3. il governo cittadino può comprendere le richieste dei cittadini in tempo reale, in modo preciso e con accuratezza geografica;
  4. dal punto di vista sociale, i cittadini che utilizzano questa app, si sentono partecipi alla vita pubblica e, quindi, aumenta il senso di appartenenza e di utilità alla propria città.