TINA, la pompa di calore italiana ad emissioni zero

Un'idea tutta made in Italy, TINA si presenta come la pompa di calore che rivoluzionerà il settore del riscaldamento.. Il motivo? Scopritelo con noi!

Di recente vi abbiamo parlato di una tecnologia innovativa per l’accumulo di energia termica a lungo termine. Oggi, invece, vi presentiamo un nuovo concetto di pompa di calore made in Italy. Si chiama TINA ed è una caldaia quasi “ideale”!

TINA è nata da un’idea di Gianfranco Pellegrini in collaborazione Innovation Factory – l’incubatore di AREA Science Park di Trieste. E’ stata poi commercializzata dalla start up TEON. A fronte di un investimento di circa un milione di euro, TINA si presenta come un’idea rivoluzionaria! Il nome, infatti, dice già tutto: TINA deriva da There Is No Alternative. Essa si propone, quindi, come l’unica via per iniziare ad affrontare seriamente il problema dell’inquinamento, puntando al riscaldamento sostenibile.

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Il logo di TINA
teon.it

Perché “rivoluzionaria”?

Il principio di funzionamento è differente rispetto alle caldaie comuni in cui il calore è generato per combustione con un’inevitabile emissione di agenti inquinanti. TINA, invece, estrae calore da sorgenti naturali e rinnovabili come falde, fiumi, mari o laghi, servendosi di energia elettrica. Il vantaggio? Zero emissioni ed anche risparmio sulla bolletta (circa del 40%)!

TINA è una pompa di calore ad alta temperatura acqua-acqua. Essa è caratterizzata da un doppio ciclo termodinamico in cascata, detto “doppio scalino”. L’acqua viene estratta a 3-5°C e, utilizzando un liquido termovettore, viene portata ad una temperatura di 80°C, a differenza dei 55-60°C delle caldaie tradizionali. Il liquido termovettore è un fluido che accumula e trasporta il calore, in questo caso è impiegato un fluido idrocarburico naturale (R600). Inoltre, lavorando con fluidi a pressioni ridotte (entro 10 bar), con TINA si evita il rischio di sversamenti o esplosioni.

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Schema del doppio ciclo termodinamico di TINA
ingegneri.info

L’energia termica deriva per il 70% dall’acqua e per il 30% dall’energia elettrica, azzerando le emissioni inquinanti in atmosfera. Ma conviene davvero?  “Mentre una normale caldaia- spiega Ferdinando Pozzani, amministratore delegato di TEON- deve bruciare 110 unità di combustibile fossile per offrire 100 unità di calore all’ambiente da riscaldare, TINA consuma solo 30 unità di energia elettrica. Grazie all’unicità della tecnologia impiegata, il limite delle pompe di calore tradizionali viene così superato”. Inoltre, TINA è prodotta nelle potenze di 115kW, 250kW, 365kW e 500kW, per rispondere alle esigenze di varie utenze, come uffici, piccole aziende, civili abitazioni…

Parliamo di efficienza…

I COP (Coefficient of Performance), coefficienti che permettono di valutare l’efficienza delle pompe di calore, sono molto elevati. Il COP è dato dal rapporto tra la potenza resa in riscaldamento e la potenza elettrica assorbita. Nel caso di TINA esso raggiunge un valore medio di 3,5.

…e di risparmio

Dal punto di vista economico, l’impiego di TINA consente di risparmiare dal 38% al 65% dei costi annuali di esercizio rispetto ai sistemi tradizionali. Vi è anche la possibilità di accedere a sgravi fiscali del 65% o in alternativa al “conto termico” o titoli di efficienza energetica. Inoltre, l’installazione di TINA non richiede particolari interventi sull’impianto esistente, basta semplicemente sostituirla alla vecchia caldaia.

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Una foto di TINA
teon.it

TINA ha ottenuto un brevetto internazionale, il premio «Smart Future Mind Awards» nel 2011 e richieste da Svizzera e Olanda, dove le pompe di calore sono molto utilizzate. La prima installazione di TINA da 115 kW è avvenuta nel 2011 presso l’IPSIA di Pordenone, comprensorio scolastico composto da quattro istituti.

Ma non finisce qui… Il progetto si è sviluppato portando alla realizzazione di RETINA, per la produzione di raffrescamento estivo e riscaldamento invernale centralizzati. Utilizzando lo stesso principio di TINA, è possibile generare calore a 80 ÷ 85°C e raffrescamento a 7°C.

“ Il nostro sogno? – continua Ferdinando Pozzani Diventare protagonisti di una trasformazione culturale. Portare sul mercato una tecnologia innovativa che possa davvero contribuire a migliorare il nostro futuro e a risolvere il problema dell’inquinamento”.