giovedì, 13 Agosto, 2020

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Le start-up a caccia di storage innovativi

Articolo a cura Andrea FASULO 

Molti sistemi di storage energetico sono stati progettati ed ideati negli ultimi anni per far fronte a questa problematica, e su molti altri la ricerca è ancora aperta. I metodi di accumulo sono vari. Si passa dall’utilizzo di elementi chimici quali litio, boro, silicio, zinco attraverso sistemi elettrochimici, a metodi termici e, infine, quelli gravitazionaliTra questi ultimi desta curiosità un progetto portato avanti da una start-up chiamata Energy Vault: un energy storage costituito da blocchi di cemento.

SoftBank scommette su Energy Vault

L’idea è stata sviluppata i circa 9 mesi e con un investimento di appena $2 milioni, costituendo un eccellente esempio di low-tech o low-cost innovation

L’azienda giapponese SoftBank ha di recente finanziato il sistema di Energy Vault con $110 milioni prelevati dal proprio Vision Fund. Denaro con cui intende scommettere sulla competitività di questo storage sul mercato mondiale.

Un altro metodo di accumulo che sta lentamente emergendo è costituito dagli impianti ad aria compressa, portati alla luce dalla startup canadese Hydrostor.

Storage ad aria compressa (A-CAES)

In Australia, paese in cui non sono rari i casi di blackout, Hydrostor ha ottenuto finanziamenti dal totale di $9 milioni dal governo per costruire un primo impianto. La start-up convertirà una dismessa miniera di zinco in un impianto ad aria compressa di capacità 5 MW/10 MWhIl progetto sarà ultimato entro il 2020 con l’auspicio di riuscire ad attirare e convincere altri investitori.

Il processo di storage si divide nella fase di carica, in cui la cavità sotterranea viene riempita di aria compressa, che spinge l’acqua contenuta in essa verso un bacino, e quella di scarica dove invece è l’acqua a spingere fuori l’aria. Questa, una volta riscaldata con energia immagazzinata in precedenza, compie lavoro utile in turbina

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Rincorrendo il litio

Un’analisi del GTM Research osserva che siamo ben lontani dal raggiungere la soglia chiamata “near mythical threshold”, ovvero un costo di $100 per kWh, con la quale si riuscirebbe a limitare il mercato delle batterie al litio in favore di queste nuove strategie di accumulo. 

La strada idonea per raggiungere questo risultato è la costruzione di nuovi impianti di dimensioni molto più grandi. Sarà il futuro a dirci se sia percorribile o meno.

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Lorenzo Rubino
Laureato magistrale a 24 anni in ingegneria energetica al PoliTO. Esperto in efficienza energetica industriale, commerciale, residenziale. Progettista tecnico di impianti rinnovabili e tradizionali. Responsabile di #EnergyCuE da marzo 2015. Appassionato di nuove tecnologie e policy, soprattutto se finalizzate alla sostenibilità della produzione di energia. Mi sento curioso, riflessivo ma anche spontaneo, diretto e pragmatico, da buon ingegnere!