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Siccità in Sicilia, dichiarato lo stato di calamità naturale. Le piogge spaccano in due l’Italia

La grave siccità in Sicilia ha costretto la regione a dichiarare lo stato di calamità naturale. Le piogge tra fine 2023 ed inizio 2024 sono ai livelli minimi degli ultimi 100 anni. Il rapporto dell'ANBI descrive un'Italia spaccata in due, con il nord in miglioramento e il sud in emergenza. Oltre l'Italia, la crisi idrica riguarda tutte le zone costiere del bacino mediterraneo.

Categorie Ambiente · Cambiamento climatico
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Il 9 febbraio 2024 il presidente della regione siciliana ha proclamato lo stato di calamità naturale, a causa della siccità severa che coinvolge tutto il territorio regionale, accogliendo la proposta dell’assessore all’agricoltura Luca Sammartino.  Il Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (SIAS) ha comunicato che la Sicilia è colpita da un grave deficit di accumulo di acque piovane, a causa di una mancanza di precipitazioni nel periodo compreso tra luglio e dicembre 2023, le quali sono risultate le più scarse dal 1921. La regione siciliana ha istituito una task force per salvaguardare i settori più colpiti dalla crisi, cioè l’agricoltura e l’allevamento, e per migliorare la gestione della rete idrica regionale.

Secondo i recenti report dell’ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue), le piogge e le risorse idriche spaccano in due l’Italia. Da un lato, le regioni del Nord hanno visto un miglioramento generale dei livelli dei fiumi e dei bacini grazie alle piogge diffuse della prima metà di febbraio. D’altro canto, la situazione resta di grave criticità al sud e nelle isole maggiori, in cui nello stesso periodo le precipitazioni sono state sporadiche o inesistenti. La Sardegna ha iniziato a limitare l’utilizzo dell’acqua, mentre in Basilicata e Puglia si registra uno stato di allarme dovuto all’abbassamento del livello dei bacini.

In crisi idrica tutta l’area del bacino del mediterraneo, in particolare le zone costiere.

Siccità in Sicilia: la regione tra le zone rosse d’Europa

La Sicilia è l’unica regione italiana, e tra le poche europee, ad essere stata classificata come zona rossa per carenza di risorse idriche. In un rapporto dell’ANBI, si segnala che nel solo mese di dicembre 2023 è stato rilevato un deficit di precipitazioni del 96%, in particolare nelle zone comprese tra Enna (deficit medio dell’81%) e Catania (deficit medio dell’80%). Sia l’ANBI che il SIAS confermano che in Sicilia il periodo tra settembre e dicembre 2023 è risultato il più secco degli ultimi 100 anni, con un ammanco totale di 220 mm di pioggia.

La media annuale delle precipitazioni è migliore, ma ciò è dovuto ad alcuni eventi estremi avvenuti durante la primavera del 2023. Il SIAS riporta che tra maggio e giugno 2023 si sono verificati due eventi con precipitazioni pari a 310 mm di pioggia caduta in due giorni. Una quantità sproporzionata rispetto alla media di 600 mm di pioggia che cade annualmente su tutto il territorio regionale.

Siccità in sicilia

Anche nella prima settimana di febbraio 2024 si è verificato un evento estremo nella Sicilia Occidentale, in provincia di Palermo, dove sono caduti 270 mm di pioggia in 72 ore. Una grossa quantità di acqua che si riversa sul territorio in poco tempo non aiuta a risolvere il problema della siccità in Sicilia, ma causa allagamenti e ulteriori danni alle colture. Il sistema idrico siciliano non è in grado di immagazzinare un tale eccesso di piogge, in quanto i bacini idrici regionali sono pieni per il 42% di sedimenti e quindi non possono essere sfruttati in modo adeguato.

Francesco Vincenzi, Presidente ANBI, riguardo gli eventi estremi sempre più frequenti ha dichiarato che “è sempre più evidente la necessità di infrastrutture idrauliche, che sappiano equilibrare le disponibilità d’acqua, calmierando i ricorrenti picchi estremi. È condizione indispensabile per rendere compatibili sostenibilità ambientale, economica e sociale”.

Le conseguenze della siccità in Sicilia

La siccità in Sicilia ha colpito il settore agricolo e dell’allevamento. Ad esempio, i produttori di agrumi nella valle dell’Etna hanno assistito nelle prime settimane del 2024 ad un diffuso fenomeno di cascola anticipata, cioè la caduta dei frutti non ancora maturi dall’albero. Questo fenomeno si verifica quando una pianta, a causa dell’assenza di acqua, si libera dei propri frutti per poter sopravvivere.

A rischio anche le colture di grano duro, che sono molto suscettibili alla mancanza di acqua, soprattutto nella prima fase di germogliatura che avviene tra gennaio e febbraio. Per quanto riguarda il settore zootecnico, si riscontra una carenza di foraggio (in particolare fieno) dovuto alla combinazione di siccità e allagamenti dovute alle precipitazioni estreme.

La task force creata ad inizio febbraio avrà il compito di trovare soluzioni per la siccità in Sicilia, in particolare per salvaguardare il settore agricolo e zootecnico, sviluppando delle soluzioni per migliorare la rete idrica siciliana. Dopo la dichiarazione dello stato di calamità naturale è stata convocata una prima riunione tra la task force, presieduta dall’assessore all’agricoltura Sammartino, e i rappresentanti di Confagricoltura, Cia, Confcooperative, Legacoop.

Il governo regionale ha assicurato che continuerà la realizzazione del programma reti irrigue finanziato nel 2023, e che è prevista la realizzazione di 315 laghetti collinari da utilizzare come mezzo di stoccaggio per le piogge in eccesso.

Lago Fanaco siccità
Lago Fanaco in provincia di Palermo, quasi prosciugato. Fonte: 3B Meteo

Crisi idrica: l’Italia spaccata di due

Grazie alle piogge della prima metà di febbraio, la situazione idrica si sta normalizzando nelle regioni del centro-nord Italia, dopo diversi mesi in cui i livelli dei bacini e dei fiumi del centro e del nord sono stati in constate diminuzione. Come illustra l’ANBI in un report del 15 febbraio, nel Lazio i bacini idrici hanno registrato un aumento dei livelli, ed anche i fiumi Tevere e Aniene hanno aumentato la loro portata del 20% e del 57%. In Umbria il livello del lago Trasimeno ha ricominciato a salire (+7 cm nella prima metà di febbraio), nonostante sia ancora 79 cm sotto la media.

Sia in Toscana che in Liguria le precipitazioni diffuse e ben distribuite hanno innalzato il livello di quasi tutti fiumi, ed alcuni di essi hanno raggiunto una portata superiore alla media. In tutto il nord Italia il livello dei grandi laghi ha registrato un buon incremento nelle ultime settimane; in Lombardia e Piemonte le piogge hanno riportato in salute molti dei fiumi delle due regioni, mentre nel nord-est (Veneto e Friuli) le piogge sono costanti e diffuse già dagli ultimi mesi del 2023. Anche il fiume Po, che lo scorso anno ha sofferto di un deficit idrico del 50%, adesso sembra tornato in buona salute. Le precipitazioni che hanno interessato il nord, d’altro canto, hanno quasi del tutto escluso le regioni del sud e le isole.

Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, ha dichiarato che “la conformazione allungata dell’Italia favorisce un’errata percezione delle condizioni climatiche: se al Nord si prospetta una stagione estiva senza particolari apprensioni idriche, al Sud è già emergenza. Aumentare la cultura dell’acqua è fondamentale per accelerare gli investimenti necessari a traghettare il Paese verso i nuovi scenari climatici, incrementando le riserve idriche ed evitando di disperdere in mare, come continua ad avvenire, grandi quantità d’acqua”.

In Basilicata i bacini sono al 35% della capienza, con un deficit di 172 milioni di metri cubi d’acqua rispetto all’anno precedente. In Puglia il deficit è di 141 milioni di metri cubi. Anche in Sardegna la situazione è grave: i bacini dell’isola hanno un deficit complessivo del 50%, ed alcuni hanno registrato i livelli minimi di acqua degli ultimi 25 anni. Per affrontare l’emergenza, nel distretto di Posada (Nuoro) è stato vietato l’utilizzo di acqua per l’irrigazione.

Siccità posada sardegna
Rio Posada, in Sardegna. Fonte: Gianni Careddu, Wikipedia.

La siccità interessa tutto il bacino del mediterraneo

La siccità in Sicilia non è l’unico caso nel Mediterraneo. Il report dell’ANBI riporta che non solo l’Italia meridionale, ma tutto il bacino mediterraneo è interessato da una fase diffusa di siccità. Ciò sarebbe dovuto ad un “blocco” della circolazione atmosferica nella zona mediterranea, dove un fronte di alta pressione impedisce alle perturbazioni atlantiche di interessare le zone costiere.

Il Marocco sta affrontando il sesto anno consecutivo di siccità, con una costante riduzione delle piogge. A gennaio 2024 le precipitazioni sul territorio marocchino sono state inferiori del 70% alla media.

La regione autonoma della Catalogna, in Spagna, sta attraversando il terzo anno di siccità. Le sue riserve idriche sono scese al di sotto del 16% a gennaio 2024 e alcune zone non hanno avuto una goccia di pioggia dal 2021. Ciò ha portato le autorità locali ad adottare misure di emergenza che coinvolgo circa 6 milioni di persone. In 202 comuni, compresa Barcellona, sono state chiuse le fontane pubbliche, i parchi acquatici, le docce in spiaggia e le piscine pubbliche e private. Il consumo di acqua per l’agricoltura è stato ridotto dell’80%, quello per l’allevamento del 50%, mentre per le attività industriali del 25%. Inoltre, ogni cittadino non può consumare più di 200 litri di acqua al giorno per le attività domestiche.

Nel 2022 e nella prima metà del 2023 un’ondata di siccità ha interessato anche il sud della Francia, dove il lago Montbel è arrivato ad essere vuoto all’80%, ed un centinaio di comuni hanno avuto problemi a garantire l’acqua potabile.

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