giovedì, 9 Luglio, 2020

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Sempre meno ossigeno negli oceani

Deossigenazione. Con questo nome gli scienziati indicano la riduzione dell’ossigeno negli oceani. I ricercatori dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature) dichiarano, in uno studio, che a livello globale, gli oceani hanno perso circa il 2% di ossigeno disciolto dagli anni ’50 e si prevede che perderanno circa il 3-4% entro il 2100. Quali saranno allora le conseguenze?

Le cause della deossigenazione

Secondo l’IUCN, le principali cause della perdita di ossigeno disciolto nelle acque degli oceani sono due:

  • aumento della temperatura delle acque degli oceani: l’acqua dell’oceano più calda trattiene meno ossigeno ed è più galleggiante rispetto all’acqua più fredda. Ciò porta a una miscelazione ridotta di acqua ossigenata vicino alla superficie con acque più profonde, che contengono quindi meno ossigeno. L’acqua più calda aumenta anche la domanda di ossigeno dagli organismi viventi. Di conseguenza, è disponibile meno ossigeno per la vita marina.
  • crescita eccessiva di alghe: il deflusso dei fertilizzanti, di acque reflue, di rifiuti animali, l’acquacoltura e la deposizione di azoto dalla combustione di combustibili fossili stanno promuovendo un’eccessiva crescita di alghe, che colpisce principalmente le zone costiere. Si prevede che il riscaldamento delle acque oceaniche causerà un’ulteriore perdita di ossigeno nelle aree costiere ricche di nutrienti, aggravando la situazione.

Processo di deossigenazione delle acque degli oceani.
fonte: iucn.org

Le conseguenze

La perdita di ossigeno dall’oceano avrà gravi ripercussioni sulla biodiversità marina e sul funzionamento degli ecosistemi oceanici. La riduzione di ossigeno sta già causando un calo delle specie ittiche. Gli habitat degradati causati dall’ipossia dovuta ai cambiamenti climatici e dall’aumento delle fioriture algali possono portare ad una riduzione delle catture per la pesca. La deossigenazione degli oceani ha iniziato ad alterare l’equilibrio della vita marina, a favore delle specie tolleranti all’ipossia (ad esempio microbi, meduse e alcuni calamari) e a spese di quelle sensibili all’ipossia (molte specie marine tra cui la maggior parte dei pesci). Grandi specie come tonno, pesce spada e squali sono particolarmente sensibili alle basse condizioni di ossigeno ambientale a causa delle loro grandi dimensioni e sono costrette a strati superficiali sempre più stretti di acque ricche di ossigeno.

La deossigenazione dell’oceano influenza anche il movimento dei gas tra l’oceano e l’atmosfera. Le acque oceaniche più profonde e povere di ossigeno producono gas serra come protossido di azoto, anidride carbonica e metano che possono raggiungere la superficie dell’oceano e rilasciarsi nell’atmosfera, contribuendo ad un ulteriore riscaldamento.

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Francesca Marasciuolohttp://energy.closeupengineering.it
Laureata magistrale in Ingegneria Elettrica al Politecnico di Bari. Mi occupo di Smart Grid, e di come si possano coniugare fonti rinnovabili, mobilità elettrica e sistema elettrico. Autrice di #EnergyCuE da Luglio 2017. Sempre curiosa di nuove soluzioni tecnologiche per la produzione sostenibile di energia elettrica, mai stanca di imparare!