Qualche mese fa vi abbiamo parlato del processo di idrometallurgia come soluzione per il riciclo delle batterie agli ioni di litio provenienti dal settore automotive. A che punto siamo da un punto di vista impiantistico in Italia?

Scetticismo da Birmingham

Un gruppo di ricerca dell’Università degli studi di Birmingham ha pubblicato un rapporto nel quale manifestava tutte le preoccupazioni legate ad un approccio superficiale e wait and see alla supply chain dei veicoli elettrici e delle batterie agli ioni di litio.

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In sintesi i problemi da affrontare, secondo lo studio, sono:

  • ottimizzare il design delle batterie in ottica riciclo così da poter automatizzare le fasi che attualmente sono manuali;
  • migliorare i sistemi di diagnostica delle celle per capire lo stato di salute della cella prima di decidere se inviarla a riciclo e/o rigenerazione;
  • processi di stabilizzazione delle batterie per evitare contaminazione in fase di apertura delle stesse a fine vita;
  • identificazione di applicazioni di second life, dal momento che le batterie raggiungono un certo valore di capacità residua;
  • sviluppare processi di rigenerazione e/o riciclo rapidi per evitare accumulo su larga scala di batterie (che è un processo pericoloso).

Lo stato dell’arte in Italia

Luigi De Rocchi, Responsabile Divisione Studi e Ricerche di COBAT, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, racconta quale è lo stato dell’arte in Italia. Innanzitutto, spiega, nessuna batteria viene abbandonata e la responsabilità ambientale del fine vita delle batterie è a carico dei produttori e compresa nel prezzo di vendita della batteria. A fine vita è proprio il COBAT a farsi carico dello smaltimento.

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In Italia esiste un solo impianto di disassemblaggio delle batterie che fa parte di una rete europea di impianti per il riciclo che, però, non sono in grado di recuperare litio e manganese (circa il 5% in massa della batteria).

È italiano il brevetto di un processo idrometallurgico che promette il recupero del 100% dei metalli. COBAT e CNR ICCOM (Istituto di chimica dei composti organometallici) hanno brevettato questo processo e il prossimo passo è la sua industrializzazione.

Il COBAT, in collaborazione con Enel e Class Onlus, sta sviluppando un processo, precedente alla fase di riciclo, per la diagnostica di ogni cella. Per quelle non più integre si sceglie il processo di riciclo. Quelle che mostrano un buono stato di integrità vengono assemblate in un nuovo pacco batteria e utilizzate per applicazioni statiche di accumulo d’energia.