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Era il lontano gennaio 2014 quando il Corriere ha dedicato un articolo intitolato: Pannelli Solari – lo smaltimento è una vera miniera. Sono passati più di tre anni da quell’articolo e, ancora oggi, molti si preoccupano – senza alcun motivo – dello smaltimento dei moduli. D’altra parte non si sente parlare tanto di riciclo delle parti del sandwich fotovoltaico ancora oggi, anche se è assodato che molte di queste parti possono essere utilizzate a valle del riciclo a costi relativamente bassi.

Nel 2014 si parlava del recupero di circa 15 kg di vetro, 3 kg di plastica, 2 kg di alluminio, 1 kg di silicio ed, infine, circa 150 g di rame. Pensare di recuperare questi rifiuti non solo è un dovere, ma, vedendo i numeri, diventa anche una grandissima risorsa economica. Nel 2013 erano circa 500 le tonnellate di rifiuti fotovoltaici prodotti in Italia. Oggi sono circa 1.000. Nel 2030 si pensa possano arrivare ad un totale di circa 100.000 [fonte ENEA] visti i continui aumenti di installazioni nel territorio nazionale. Secondo alcune statistiche, inoltre, questi rifiuti possono raggiungere moli di più di 60.000.000 di tonnellate al 2050 in Unione Europea [rapporto IRENA].

I principi dell’economia circolare li applichiamo ogni giorno a tantissimi aspetti della nostra vita quotidiana. Recuperare, riutilizzare e riciclare sono la base per una visione civile del rifiuto. Sarebbe impensabile pensare di non applicare tale visione ad una tecnologia che ha come scopo quello di produrre energia pulita. Che ossimoro sarebbe produrre energia da una fonte naturale come il sole, per poi inquinare terreni e acque nella fase di smaltimento della tecnologia stessa?

Più dei due terzi dei moduli fotovoltaici sul mercato oggi sono i silicio cristallino (policristallino o monocristallino nella stragrande maggioranza dei casi). Il 90% (e anche più) degli stessi è caratterizzato da materiali non pericolosi quali vetro, polimeri e alluminio. I restanti materiali, che si sta cercando di ridurre sempre più in peso in campo manifatturiero, sono per lo più silicio, selenio, cadmio e gallio.

Stando ai dati prima citati del apporto IRENA – International Renewable Energy Agency – il valore dei materiali tecnicamente recuperabili dalla tecnologia fotovoltaica si attesterebbe intorno ai 450 milioni di dollari al 2030 per arrivare ai 15 miliardi nel 2050. Questi materiali, per esempio, potrebbero essere ri-utilizzati in un eventuale mercato economico emergente come quello asiatico o africano – come d’altronde avviene per gli aeroplani.

Per concludere mi piacerebbe citare un progetto tutto italiano: ReSIELP. Quest’ultimo ha studiato e ricercato una metodologia di riciclo che permette il completo ri-utilizzo della tecnologia modulo fotovoltaico. Parliamo di un fattore di riciclo del 100% che permetterebbe al componente fotovoltaico di esse sostenibile in tutto e per tutto. Il progetto è coordinato dalla francese CEA con la partecipazione italiana di ENEA, UNiversità di Padova e e le aziende private ITO, Relight e CETMA (Recovery of Silicon and other materials from End-of-Life Photovoltaic Panels – pdf).