Articolo a cura di Andrea NEVI 

Il roadway energy harvesting consente di recuperare parte dell’energia quotidianamente dissipata sulla strada. L’autore ha già affrontato l’argomento focalizzandosi sulla situazione tecnologica attuale e sulle diverse tecnologie utilizzate nel mondo. In questo terzo appuntamento ci concentreremo sui pro e i contro che comporta l’energy harvesting su strada, con riguardo al recupero attraverso i dossi.

Energy Harvesting su strada: perché conviene

L’applicazione di tecnologie di energy harvesting alla strada è particolarmente strategica in quanto:

  • La strada rappresenta un ingente bacino energetico grazie al duplice impatto dovuto alla radiazione solare e alla dissipazione di energia da parte dei veicoli;
  • È fondamentale per la realizzazione delle smart roads. In tal modo è possibile alimentare off-grid i diversi dispositivi dell’IoT (Internet of Things) applicabili alla rete stradale. Tra questi vi sono sensori di controlli del traffico, videocamere, segnaletica luminosa, etc.
  • In particolare, si potrebbero rendere autonome aree decentralizzate o isolate, dove è difficile e dispendioso provvedere all’apparato elettronico stradale.
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Tra le tipologie di energy harvesting su strada , quella attraverso i dossi (Bump Energy Harvesting, BEH) risulta la più performante. Analizzeremo ora i pro e i contro di questo tipo di installazione, legati sia alla sola natura del dosso che all’applicazione dell’harvesting al dosso.

Vantaggi del dosso a recupero energetico

  • Il vantaggio più semplice è la raison d’être stessa dei dossi, ossia agire da dispositivo di controllo della velocità per il traffico (Speed Control Systems, SCS);
  • Il dosso risulta la misura di SCS più economica: un autovelox costa in media 25 volte tanto;
  • A prescindere dalla tecnologia di recupero installata, il dosso non è soggetto ad aumento di ingombro o modifiche che possano impattare sul guidatore;
  • Offre ottime prestazioni di recupero energetico rispetto ad altri tipi di installazione.

Svantaggi del dosso a recupero energetico

  • I dossi sono percepiti come fastidiosi dai guidatori e dai passeggeri. In rari casi possono risultare dannosi per persone con particolari condizioni mediche;
  • Sono inoltre causa di sollecitazione importante e possibile danneggiamento per il veicolo;
  • La remora principale, secondo i più, è che l’energia recuperata proviene dal carburante del veicolo. Da questo punto di vista l’harvesting sposterebbe di fatto la spesa energetica sul guidatore e costituirebbe una fonte sostenibile solo in apparenza.
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Per quanto riguarda i primi due punti, si può cercare di svincolarsi dal dosso in favore di forme meno invasive di rallentatori stradali. Un esempio è la pedana Lybra della Underground Power, già nominata nei precedenti articoli.

I dispositivi di harvesting verrebbero inoltre installati in posizioni strategiche in cui sia comunque  richiesta la presenza di SCS. L’unico effetto sarebbe il recupero di energia che verrebbe in ogni caso dissipata.

Infine bisogna considerare l’avanzamento tecnologico. Gli obiettivo futuri sono rendere sempre più ecosostenibile la produzione energetica e aumentare il parco auto ibride ed elettriche. In tale modo, l’energy harvesting attraverso i dossi sarà sempre meno accompagnato alla radice da emissioni di CO2 .

In conclusione, i vantaggi del recupero energetico su strada sono consistenti. Al contrario, proseguendo nello studio e progredendo con le innovazioni gli svantaggi saranno sempre meno significativi.