L’impatto del genere umano sulla Terra è così forte che la comunità scientifica sta iniziando a usare il termine “Antropocene”. Si tratta dell’epoca contemporanea, in cui numerosi processi naturali sono stati e continuano ad essere alterati dalle attività umane.

Gli effetti odierni dell’inquinamento dovuto alla plastica saranno probabilmente tracciabili, in futuro, negli strati geologici sedimentari. Esempio lampante ne sono le “rocce di plastica” ritrovate su alcune spiagge hawaiane. Esse sono composte da una miscela di plastica fusa e sedimenti naturali, battezzati come ‘plastiglomerati’ dalla Società Americana di Geologia (GSA). Oppure i depositi di detriti di plastica che si accumulano al termine di fenomeni di piena delle acque superficiali e le immense isole galleggianti formate da rifiuti plastici che stanno invadendo gli oceani.

La scoperta del plasticrust

Non bastasse questo, recentemente, sul magazine scientifico ‘Science of the Total Environment’, il Dottor Gestoso, del Marine and Environmental Sciences Centre in Portogallo, ha pubblicato le sue ultime ricerche che hanno portato alla luce un nuovo fenomeno dovuto all’inquinamento marino intorno alla costa dell’isola vulcanica di Madeira (Portogallo), dove ha riscontrato la formazione di un deposito di plastica finora sconosciuto.

Infatti a partire dal 2016, le rocce situate tra il livello medio di bassa marea e il livello medio di alta marea della costa meridionale dell’isola sono state ricoperte da detriti di plastica. Presumibilmente, spiega Gestoso, queste formazioni sono state generate dal continuo scontrarsi di oggetti di plastica di grandi dimensioni contro le rocce. I detriti di plastica sono stati trovati depositati sugli strati superficiali delle rocce, formando incrostazioni di dimensioni e colori variabili che il gruppo di lavoro di Gestoso ha chiamato ‘plasticrust’.

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(A, B) panoramica generale della costa rocciosa nell’isola di Madeira incrostata di plastica; (C) dettaglio del plasticrusts sulla superficie delle rocce; e (D, E) vista di plasticrusts circondata da un gasteropode. Fonte: sciencedirect.com

Di chi è la colpa?

In particolare, i ricercatori hanno riscontrato due colori diversi, blu e bianco. Ma l’analisi morfologica eseguita su 10 campioni raccolti casualmente tra il 2016 e il 2019, ha identificato tutto il materiale come polietilene. Dato che la maggior parte dei rifiuti marini trovati nelle acque costiere di Madeira hanno un’origine domestica, è probabile che i plasticrusts siano originati da materiali di imballaggio, per esempio sacchetti di plastica monouso.

Ma non è da trascurare, che le numerose attività marittime costiere (ad esempio pesca e turismo) abbiano potuto svolgere un ruolo importante. Soprattutto come potenziali vettori per la dispersione in mare degli oggetti plastici che hanno causato questo fenomeno. Il Dottor Gestoso conclude il suo articolo scientifico sottolineando che:

sebbene il significato ecologico del plasticrusts necessiti ancora di ulteriori approfondimenti e debba essere documentato anche in altre regioni, le politiche di gestione ambientale per il monitoraggio dei rifiuti marini costieri e i piani d’azione dovrebbero considerare l’inclusione di questa nuova categoria di rifiuti nelle loro linee guida.