La Belt and Road Initiative (o BRI), ovvero una nuova visione dell’antica via della seta. Era l’autunno del 2013 quando il Presidente cinese Xi Jinping ha inaugurato in pompa magna una serie di investimenti da mille miliardi di dollari.

Ora se ne inizia a parlare anche in Europa, visti i recenti incontri tra delegazioni cinesi e capi di stato europei.

La nuova via della seta in Europa

L’Italia stessa ha partecipato – a marzo 2019 – ad un Memorandum of Understanding (MoU); firmato a Roma dall’allora Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio, adesso Ministro degli Esteri. L’Italia è stata il primo paese del G7, nonché primo fondatore dell’Unione Europea a firmare un accordo con i partner cinesi per la nuova via della seta. I settori coinvolti sono: commercio, energia, industria, infrastrutture e finanza.

Tra il 2000 e il 2018 gli stati europei in cui la Cina ha investito di più sono, in ordine:

  • Gran Bretagna con quasi 50 miliardi di euro;
  • Germania con poco più di 20 miliardi di euro;
  • Italia con 15 miliardi di euro;
  • Francia con 14 miliardi di euro.

BRI vuol dire infrastrutture di trasporto

Assolutamente no. Solo il 12% dei mille miliardi è relativo ad investimenti sui trasporti ferroviari, aerei e marittimi. Altri 120 miliardi, invece, serviranno ad investire nel trasporto su gomma.

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D’altra parte, però, il settore in cui si concentrano la maggior parte degli investimenti cinesi sarà l’energia. Circa 400 dei progetti connessi alla BRI è legato direttamente o indirettamente al settore energetico. Parliamo di più di 300 miliardi di dollari con l’obiettivo di aumentare l’interconnessione della Cina con le reti dei principali fornitori di risorse energetiche. Oltre che acquisire competenze tecnologiche per gestire in modo più efficiente le proprie reti elettriche. Tanto infinite quanto fragili.

Un anno dopo l’inaugurazione del mastodontico BRI, nel 2014, la SGEL (o State Grid Europe Limited), società del gruppo State Grid Corporation of China, ha acquisito il 35% dell’italiana CDP Reti. Quest’ultima controlla Snam, Italgas e Terna, ossia tutte le reti italiane di distribuzione elettrica e del gas. Due anni dopo, nel 2016, la SGEL ha acquisito il 24% di ADMIE, società elettrica greca, investendo 350 milioni di dollari.

Ma non solo Europa. In Africa, dal 2013, sono stati sviluppati quasi 60 progetti legati all’energia, all’acqua e all’estrazione di minerali per un valore totale di 22 miliardi di dollari. Più della metà di questi ultimi sono stati usati per la costruzione di impianti di generazione idroelettrica, oltre che per l’estrazione di carbone e e petrolio.