lunedì, 10 Agosto, 2020

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Picco di radioattività rilevato nel Nord Europa

Picco di radioattività rilevato da diverse stazioni di monitoraggio nel nord europa? Quale la causa? Quali sono i rischi? Scopriamolo insieme

Nella prima metà di giugno 2020, diverse stazioni di misurazione nel Nord Europa hanno rilevato un aumento dei livelli di radioattività. Le autorità di radioprotezione svedesi, norvegesi e finlandesi lo hanno segnalato sui loro siti web. Nessuna nazione, però, si è fatta avanti per rivendicare la responsabilità di quanto accaduto.

L’Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente RIVM ha analizzato i dati disponibili per determinare una possibile causa e l’ubicazione della sorgente.

Possibile causa e fonte

Post originale twitter dell’autorità svedese per la sicurezza

Nel post originale dell’autorità svedese per la sicurezza viene affermato come siano stati rilevati iodio 131 in Norvegia mentre cesio 134, cesio 137, cobalto 60 e rutenio 103 sono stati rilevati in Svezia e Finlandia. Le sostanze radioattive rilevate sono artificiali, nel senso che la radioattività misurata è emessa da radionuclidi prodotti dall’uomo e liberati nell’atmosfera. La combinazione rilevata può essere spiegata da un’anomalia negli elementi combustibili di un reattore nucleare.

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ohga.it

La quantità di radioattività rilevata, però, è molto bassa e non vi è stato alcun impatto sull’ambiente o rischio per la salute umana. Il RIVM, “National Institute for Public Health and the Environment” (Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente), che monitora costantemente la presenza di radioattività in Olanda afferma come i calcoli mostrano che l’arrivo alle stazioni di misura è avvenuto da direzione sud-est. Non si sa però quando è avvenuto il rilascio e quindi non è possibile capire su quali distanze si è disperso.
La possibile ubicazione della sorgente, quindi, copre una vasta area e non è possibile determinare una posizione più specifica causa del numero limitato di misurazioni.

Post twitter di Lassina Zerbo – segretario esecutivo dell’Organizzazione globale del trattato sul divieto dei test nucleari

Qualche giorno più tardi, Lassina Zerbo, ha twittato una mappa che mostrava la possibile zona d’origine dell’anomalia. Come è possibile notare, la maggior parte della zona è situata in Russia (e piccole parti in Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca).

La risposta dalla Russia

Il portavoce della società statale per l’energia nucleare Rosatom ha però affermato che le due centrali nucleari funzionavano senza alcuna anomalia e che le emissioni di isotopi non hanno superato i valori di riferimento.

Una situazione simile si era verificata già nel 2017: in diversi paesi europei è stato trovato nell’aria rutenio-106 radioattivo. Poiché allora erano disponibili molte più misurazioni, il RIVM è stato in grado di localizzare la sorgente in modo più accurato. A quel tempo, quando la presenza di radionuclidi fu rilevata anche in Italia, la sorgente venne identificata tra Russa e Kazakhistan.

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Rosario Tolomeohttps://energycue.it
Laureato in Ingegneria Chimica. Ingegnere di processo e consulente prima, PhD Student in Industrial Engineering su veicoli elettrici e batterie ora. Autore su #EnergyCuE da Maggio 2019. Appassionato di tecnologia, scienza, Giappone, energia e sostenibilità a tutto tondo.