Greta Thunberg, che piaccia o no, ha attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica su un tema molto caro a questa pagina. Parliamo della cosiddetta emergenza climatica. O meglio, quali responsabilità ha l’uomo in eventi “naturali” come l’effetto serra, l’innalzamento delle temperature e dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai…?

Non è un argomento nuovo. Ne parlava Al Gore nel 2007 durante il conferimento del Premio Nobel per la Pace. Ma ne scriveva anche Giuseppe Parini nel 1759… quasi 300 anni fa.

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Tuttavia, ultimamente, si sentono tanti discorsi da bar. Tutti ne parlano. E tutti ne sanno qualcosa. La sintesi: non c’è nessuna emergenza climatica.

Greta a parte, mi piacerebbe affrontare i vari punti critici emersi nelle ultime settimane, e iniziare a riflettere. Parliamo di scienza, non di opinioni.

I 500 scienziati contro l’allarme climatico

Ho letto spesso articoli o post social in cui si fa riferimento alla lettera inviata all’ONU intitolata: European Declaration – There is No Climate Emergency. Purtroppo, se si va a scavare, i firmatari (solo 14) risultano: Guus Berkhout, ingegnere olandese che lavorava per la Shell; Reynald Du Berger, geofisico; Ingemar Nordin, filosofo; Terry Dunleavy, giornalista; Jim O’Brien, consulente energetico irlandese delle industrie estrattive; Viv Forbes, geologo e presidente della Carbon Sense Coalition; Alberto Prestininzi, geologo in pensione…

Unico fisico dell’atmosfera che ha sottoscritto il documento è il professor Richard Lindzen, già docente di meteorologia al MIT. Tuttavia Lindzen è stato criticato diverse volte da climatologi esperti quali Brian Hoskins, Gavin Schmidt, John Mitchell, Keith Shine, Tim Palmer, e Eric Wolff. A volte ha anche ammesso i suoi errori, chiedendo scusa.

La CO2 c’è sempre stata e sempre ci sarà

La CO2 è l’alimento preferito dalle piante. Se non ci fosse, gli alberi ne soffrirebbero… Se è vero che la vegetazione assorbe l’anidride carbonica, lo fa solo fino ad un certo valore, non all’infinito [vedi paragrafo successivo]. Inoltre ricordiamo che la CO2 permette di non avere una temperatura di -15 °C sulla terra: l’effetto serra positivo, se così vogliamo chiamarlo. D’altra parte, però, è altrettanto vero che una maggiore concentrazione di CO2 è direttamente collegabile all’aumento della temperatura media del pianeta (e ci sono decine, se non centinaia di studi che lo dimostrano), con le conseguenze disastrose che stiamo iniziando a vivere.

La temperatura globale non è stata mai costante

Il fisico delle particelle Antonino Zichichi, non nuovo a queste opinioni, parla spesso di fenomeni naturali legati al sole che sarebbero responsabili del riscaldamento globale. Il professor Zichichi, inoltre, afferma che l’uomo è responsabile per meno del 5%. Ebbene, questo dato è pressoché esatto. In particolare, contestualizzando il dato, le emissioni antropogeniche di gas serra corrispondono al 5,53% del totale (non considerando il vapore acqueo come gas serra, e normalizzando le percentuali con il Potenziale di Riscaldamento Globale GWP).

E che sarà mai? Allora hanno ragione i 500 scienziati! 

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E invece no. E uno fisico come Zichichi dovrebbe saperlo. La natura ci ha messo centinaia di anni, millenni, per equilibrare quanto è rilasciato in atmosfera con quanto, invece, è assorbito. Le attività collegate all’uomo emettono circa 30 miliardi di tonnellate all’anno in più rispetto al bilancio naturale. Il problema fondamentale è che solo il 40% di queste emissioni addizionali (percentuale in diminuzione) è assorbito dalla vegetazione o dagli oceani. Questo vuol dire che ogni anno circa 15/17 miliardi di tonnellate di CO2 rimane in atmosfera, creando il problema che tutti conosciamo [vedi paragrafo precedente].

Solitamente (ed è già successo) ci vogliono dai 5.000 ai 20.000 anni per variare la concentrazione di CO2 mondiale media di circa 100 ppm. In poco più di 100 anni, dal 1900, la concentrazione di CO2 nel mondo è aumentata da 280 ppm ai 410 ppm e oltre. Trattasi del surplus di anidride carbonica non assorbita naturalmente. La paleoclimatologia afferma con certezza che negli ultimi cinque milioni di anni non è mai accaduto così velocemente.

Non ci sono modelli climatici validi

Concludendo, una delle ultime questioni che emerge spesso riguarda l’inaffidabilità dei modelli climatici. Tuttavia, anche in questo caso, i modelli esistenti si basano su centinaia e centinaia di studi che hanno confermato decine di modelli matematici. Naturalmente sono modelli che predicono trend più che eventi specifici. Testati nella stragrande maggioranza dei casi sul passato, hanno una validità scientifica assodata. Ancor più perché alcuni di questi hanno previsto esattamente quale sarebbe stata la variazione di temperatura ad oggi.

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Non ammettere che l’emergenza climatica è diventata una priorità globale è semplicemente folle. Se avete delle opinioni, evitate di condividerle. Se avete dei dati con cui confutare quanto scritto, commentate!