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Futurosolare.com

Articolo a cura di Di Bella V, Maldacea G, Plumeri S, Rambaldi S, Semitaio A

Lo sterzo di una vettura è una delle invenzioni tecnologiche più antiche nella storia dei mezzi di trasporto, un insieme di elementi prima di tutto meccanici, ed è ciò che ci permette di guidare i nostri veicoli nella direzione in cui vogliamo andare.

Uno sterzo semplice, senza alcuna componente elettronica o idraulica, è uno dei fattori principali che ha permesso al team di Futuro Solare Onlus di condurre la solar car Archimede 1.0 fino alla conclusione della gara di endurance dell’iLumen European Solar Challenge che si è tenuta in Belgio, nel circuito di Zolder, dal 23 al 25 settembre 2016.

Una gara di respiro internazionale, nella quale Archimede ha gareggiato con auto solari di elevato livello tecnologico; laddove un budget irrisorio ha costretto il team a costruire l’auto secondo criteri di semplicità, scegliendo tecnologie affidabili, ma non sperimentali.

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Da freni e dischi usati nelle gare motociclistiche alla batteria costruita con celle montate sui pc portatili, passando per lo sterzo di una Fiat Panda 30: “un volante collegato con una canna di ferro snodata ad una cremagliera che meccanicamente gira le ruote.”.

Archimede 1.0 è stata l’unica solar car a terminare la gara di 24h con 0 faults; altri due fattori che il team ritiene siano stati determinanti sono: la capacità di compiere scelte condivise attingendo alle professionalità interne al gruppo e, non per ultima, l’applicazione di tecniche di guida specifiche per la conduzione su strada di un veicolo elettrico.

Il monitoraggio in gara degli indicatori di consumo e di parametri quali la temperatura per controllare il livello di stress del motore, ha convinto i tecnici che i piloti dovevano necessariamente accelerare in modo fluido e dolce, che eventuali frenate dovevano essere graduali, che avere sotto controllo maggiore spazio attorno all’auto permetteva di effettuare manovre meno brusche e, quindi di sprecare meno energia; così come sfruttare le pendenze, gli abbrivi prima delle salite e sfruttare l’energia cinetica nelle discese, quindi sfruttare le “scie” degli altri veicoli in gara.

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Il valore di una solar car come Archimede 1.0, a partire dal suo sterzo semplice, è l’aver prodotto un’auto che tende alla sostenibilità ambientale ed economica a 360°: non un EV solare che percorra più chilometri in assoluto, ma che li percorra in rapporto all’impatto ambientale totale (progettazione e produzione incluse).

Si può considerare sostenibile spendere milioni di euro per costruire un prototipo di veicolo solare con performance eccezionali, ma costi e componenti non industrializzabili? Questa la domanda che si pone il team di Futuro Solare.

Come già anticipato nel precedente articolo su Archimede 1.0, le sfide a venire sono complesse e attraenti quanto quelle già affrontate, richiederanno un impegno (anche economico) ancora più strutturato; Futuro Solare Onlus, spiccatamente siracusana, ha già attirato proficue collaborazioni esterne e i complimenti di coloro che operano nel settore dei prototipi a energia solare.

Mettere a frutto l’esperienza della gara presso il circuito di Zolder, subito, è un obbiettivo primario: il sano confronto all’interno della competizione dell’iESC2016, un tesoro inestimabile.

Un motto attribuito a Henry Ford afferma: quello che non c’è, non si rompe; e, secondo la Legge di Liebig, la crescita è controllata dalla disponibilità della risorsa più scarsa, ma l’Umanità può fare conto sul Sole ancora per lungo tempo.