Tante sono le novità che il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, Donald J. Trump, ha portato con sé dopo l’insediamento alla Casa Bianca. E’ passata poco più di una settimana, ma la scossa politica che Trump ha dato in America e nel mondo è forte, fortissima. Il mio ruolo non è giudicare, anche se tanto ci sarebbe da dire, ma di certo non possiamo rimanere in silenzio su alcuni temi di vitale importanza. Parlo, nel caso specifico, del riscaldamento globale.

Se una persona che incontro per strada mi dicesse “the concept of global warming was created by and for the Chinese in order to make U.S. manufacturing non-competitive” (il concetto di riscaldamento globale è stato creato da e per i cinesi per rendere l’industria statunitense non competitiva), direi soltanto che è un ignorante. Se un candidato alla presidenza degli Stati Uniti dicesse una cosa del genere, la gravità è maggiore. Se il presidente eletto della maggiore potenza economica mondiale, invece, dicesse una cosa del genere, allora la gravità sarebbe inaudita, e purtroppo è questo il caso.

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Nel frattempo, dopo tutti gli “sforzi” fatti dalla precedente amministrazione, sul sito ufficiale della Casa Bianca scompare l’area dedicata ai cambiamenti climatici che è, invece, sostituita da una sezione più generale denominata An American First Energy Plan. Quest’ultima delinea in maniera abbastanza chiara la fine delle politiche ambientali e dei piani climatici (Climate Action Plan) su cui Obama aveva investito lavoro e denaro.

Più del 99% del mondo scientifico è concorde nel dire che il riscaldamento globale (o più precisamente i cambiamenti climatici) sono aumentati – in gravità – proporzionalmente all’emissione di gas serra in atmosfera, primo tra tutti l’anidride carbonica – CO2. Naturalmente l’emissione di gas serra in atmosfera è (ed è stata) proporzionale all’attività industriale dell’uomo. Questi sono dati certi, monitorati, e quando si parla di numeri è difficile, se non impossibile, confutare il dato oggettivo.

Il riscaldamento globale NON è (e NON può essere) un’opinione.

E’ un fatto. Esiste.

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Checché ne dica il Presidente degli Stati Uniti e/o il probabile nuovo amministratore nominato dell’EPA (Environmental Protection Agency), Scott Pruitt (il quale ha un’idea del tutto personale sull’argomento), è un problema che bisogna affrontare. Il piano energetico di Trump, se così si può definire, non è abbastanza. Puntare sulle riserve di gas naturale e di petrolio presenti sul territorio americano, limiterà di certo la dipendenza dai paesi dell’OPEC (come si legge sul sito della Casa Bianca), ma significherà anche tornare indietro di anni, anzi decenni, dal punto di vista energetico/ambientale. Il mondo intero ha fatto sforzi enormi per cercare di progredire (protocolli, conferenze internazionali, direttive) verso la sostenibilità e a questo punto si rischia realmente di tornare indietro.

C’è un’unica, piccola differenza: oggi (al contrario di ieri) non abbiamo più tempo da perdere.