domenica, 25 Ottobre, 2020

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L’idrogeno in Italia: le possibilità al 2050

Quali sono le potenzialità dell'Italia nel settore dell'idrogeno? Uno studio evidenzia come l’Italia possa diventare l'hub europeo. Come?

Quali sono le potenzialità dell’Italia nel settore dell’idrogeno? Lo rivela uno studio “H2 Italy 2050: una filiera nazionale dell’idrogeno per la crescita e la decarbonizzazione dell’Italia”, realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Snam. La ricerca evidenzia come l’Italia, grazie al suo posizionamento geografico e all’estesa rete gas, possa aspirare al ruolo di hub europeo e del Mediterraneo. Come? Importando idrogeno prodotto in Nord Africa attraverso l’energia solare a un costo del 10-15% inferiore rispetto alla produzione domestica e valorizzando la maggiore disponibilità di terreni per installazione di rinnovabili.

L’Italia nella filiera dell’idrogeno

L’Italia è già impegnata nell’integrazione dell’idrogeno all’interno del quadro energetico nazionale. Non molto tempo fa Snam ha avviato la sperimentazione dell’immissione di una miscela di idrogeno al 5% in volume e gas naturale nella rete di trasporto gas italiana. Nel 2018, l’Italia è stata una delle protagoniste dell’accordo europeo Hydrogen Initiative, un documento di indirizzo politico di sostegno allo sviluppo dell’idrogeno sostenibile.

Lo studio di Ambrosetti e Snam, disponibile sul web, suddivide l’analisi delle possibilità dell’idrogeno in Italia in 5 parti:

  1. Il contesto internazionale di riferimento della transizione energetica;
  2. Perché è importante parlare di idrogeno, elencando i vantaggi e i settori produttivi di maggior interesse per la tecnologia;
  3. Quali prospettive per l’idrogeno, nell’agenda europea;
  4. La filiera industriale dell’idrogeno e il potenziale di crescita al 2050;
  5. Le proposte di policy per sostenere la transizione dell’Italia verso l’idrogeno.

L’idrogeno, grazie alle sue caratteristiche intrinseche, può essere considerato un vettore energetico indispensabile per il futuro decarbonizzato. Esso, infatti, consente di decarbonizzare gli usi finali poiché genera emissioni nulle e può essere prodotto con processi a zero emissioni climalteranti. In tal modo l’idrogeno può accelerare i processi di decarbonizzazione, soprattutto nei settori che ancora oggi contribuiscono maggiormente alle emissioni di anidride carbonica. I settori più interessati vanno dall’industria pesante (ad esempio industria chimica e siderurgica) al trasporto pesante e a lunga percorrenza (veicoli commerciali pesanti e bus), dal trasporto ferroviario non elettrificato fino al residenziale, per il quale vengono esaminati vari tipi di impieghi in particolare nel riscaldamento. Nella figura è mostrata la filiera dell’idrogeno.

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Gli scenari al 2050

Nello studio, secondo gli scenari di penetrazione per l’Italia , l’idrogeno ha il potenziale di coprire il 23% della domanda energetica nazionale (con un contributo di oltre 200 TWh) al 2050. Tale aumento della quota di idrogeno nei consumi energetici finali permetterebbe al Paese di ridurre le emissioni di 97,5 milioni di tonnellate di CO2eq, corrispondente a una riduzione di circa il 28% rispetto alle emissioni climalteranti italiane odierne. In figura è mostrata la domanda energetica dell’idrogeno nel 2017 e negli scenari del 2030 e del 2050.

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Lo studio suggerisce che l’Italia si doti di un piano basato su sei azioni: elaborare una visione e una strategia di lungo termine; creare un ecosistema dell’innovazione e accelerare lo sviluppo di una filiera industriale dedicata attraverso la riconversione dell’industria esistente e l’attrazione di nuovi investimenti; supportare la produzione di idrogeno decarbonizzato su scala nazionale; promuovere un’ampia diffusione dell’idrogeno nei consumi finali; incentivare lo sviluppo di competenze specialistiche sia per le nuove figure professionali sia per accompagnare la transizione di quelle esistenti; sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo dell’impresa sui benefici derivanti dall’impiego di questo vettore.

Il mondo dell’idrogeno

L’idrogeno è attualmente al centro di molte politiche di investimento in tutta Europa. Considerato un punto centrale della sostenibilità energetica, molti progetti hanno l’obiettivo di integrare tecnologie che sfruttino questo nuovo vettore energetico.Di recente abbiamo parlato dell’accordo tra Alstom e Snam per la progettazione di treni ad idrogeno in Italia. La Germania si pone l’obiettivo di diventare leader mondiale, con una strategia nazionale di 9 miliardi volta a promuovere ricerca e sviluppo in ambito idrogeno. Ma in Europa non è l’unica. In Francia viene annunciata la realizzazione della prima stazione di idrogeno ad elevata pressione per camion.

Uno dei nodi cruciali della filiera dell’idrogeno consiste nella produzione di idrogeno. Metodologie comuni prevedono il processo di steam reforming con il metano, o la gassificazione del carbone. Ma, sono promettenti le nuove tecnologie di produzione di idrogeno da fonti rinnovabili. Un processo è l’idrolisi termica, che sfrutta l’acqua e qualsiasi tra le fonti energetiche: nucleare, fossile o solare.

Altro aspetto al centro degli investimenti, è lo stoccaggio dell’idrogeno. Diverse sono le modalità con cui si stocca l’idrogeno, dipendenti dai valori di densità energetica e dalla mobilità delle applicazioni. Inoltre, gli stoccaggi ad altra pressione possono anche causare problemi di sicurezza.

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Francesca Marasciuolohttp://energy.closeupengineering.it
Laureata magistrale in Ingegneria Elettrica al Politecnico di Bari. Mi occupo di Smart Grid, e di come si possano coniugare fonti rinnovabili, mobilità elettrica e sistema elettrico. Autrice di #EnergyCuE da Luglio 2017. Sempre curiosa di nuove soluzioni tecnologiche per la produzione sostenibile di energia elettrica, mai stanca di imparare!