Articolo a cura di Andrea Noli

Questo articolo non segue il filone solito dei miei articoli. Stavolta non parlo di un fatto di attualità o di una qualche teoria economica. Stavolta illustrerò il modello econometrico che ho creato per la mia tesi di laurea magistrale. Il problema dei cambiamenti climatici è ormai ben presente nelle menti di chiunque non voglia voltarsi dall’altra parte. Questo modello studia quali fattori determinano la propensione di un Paese alla green innovation.

Per avere una maggiore “leggerezza”, la parte più tecnica ed econometrica del modello verrà solo accennata e si farà più riferimento ai risultati della ricerca.

Cos’è la green innovation?

Fonte: Andrea Noli

Sono state date molte definizioni a questo fenomeno. Gli economisti ambientali sono spaccati sul tema e non si è arrivati ad una definizione universalmente accettata da tutti. Tuttavia, tre economisti tedeschi Schiederig, Tietze e Herstatt, hanno analizzato varie definizioni di green innovation e hanno individuato sei caratteristiche comuni alle varie nozioni.

Questi aspetti sono:

  • Output innovativo: prodotti, servizi, metodi
  • Orientamento al mercato: questi due aspetti hanno un aspetto più aziendalistico che ambientale. L’oggetto dell’innovazione deve essere volta a produrre un prodotto, servizio o nuovo modello di business. L’output dell’innovazione deve essere capace di soddisfare i bisogni dei clienti così da essere competitivo sul mercato.
  • Aspetto ambientale: al fine di ridurre le emissioni inquinanti è necessario che ogni azienda effettui un’attenta analisi interna al fine di individuare quali processi possono essere convertiti e una esterna al fine di capire quali alternativa ecologiche offre il mercato.
  • Le fasi: per avere una riduzione delle emissioni inquinanti, è importante analizzare anche il consumo delle risorse durante il processo produttivo, con il fine di ridurlo al minimo.
  • Intenzione: il rinnovamento dei macchinari e dei processi produttivi deve avere come obiettivo primario la riduzione delle emissioni inquinanti. Questo deve quindi essere volontario e non solo una conseguenza indiretta.
  • Innovazione: l’innovazione viene interpretata come un aumento del livello relativo dello sviluppo dell’azienda e quindi risulta essere un concetto relativo e non assoluto.

Le controversie

Il quinto punto, l’intenzione, è quello che crea più frizioni tra gli economisti. Per i più ortodossi, c’è green innovation solo se la mission principale dell’azienda/ente è quella di rendersi più eco-solidale. Un’altra corrente di pensiero, considera due tipi di green innovation: una diretta, ovvero il tipo appena descritto e una indiretta, nella quale la mission dell’azienda può anche non essere principalmente quella di ridurre le proprie emissioni inquinanti ma ad esempio quella di ridurre i costi o aumentare i profitti e solo accidentalmente “aiutare” l’ambiente. Io propenso per la visione più “aperta” della definizione.

Lo studio

Il modello analizza l’andamento di tredici variabili per 73 Paesi, per il periodo 2002-2014. L’analisi è svolta utilizzando il metodo OLS  e attraverso il software statistico STATA. L’analisi viene condotta sia anno per anno che attraverso dati Panel. La variabile dipendente è doppia, in un primo sotto-modello si utilizza il rapporto tra brevetti e popolazione mentre nel secondo quello tra i primi e la forza lavoro.

I Paesi

Gli Stati provengono da cinque continenti e presentano un’elevata eterogeneità sotto molti punti di vista: PIL, forma di Governo, caratteristiche geografiche, dimensioni del territorio e così via.

Le variabili

Green patents

Green patents indica il numero di brevetti “verdi” registrati in un determinato Paese in un determinato anno. Con “verdi” si intendono tutti i brevetti che riguardano nuove tecnologie, tecniche, processi o sistemi che riducono l’impatto dell’azienda sull’ambiente.

Pop, GDP, Labor force

Queste variabili non richiedono molte descrizioni. Esse indicano rispettivamente la popolazione, il P.I.L. e la forza lavoro dei vari Stati.

CO2 Emissions

La formula CO2 indica il biossido di carbonio ovvero l’anidride carbonica. Le emissioni di anidride carbonica sono quelle derivanti dal consumo di combustibili fossili siano essi solidi, liquidi e gassosi. Questo tipo di emissioni sono in gran parte sottoprodotti della produzione e dell’uso dell’energia “fossile” e rappresentano la maggior parte dei gas serra, che sono associati al riscaldamento globale.

Total greenhouse gas emissions

Un gas a effetto serra è un gas che assorbe ed emette energia radiante all’interno della gamma dell’infrarosso termico. Questo processo è la causa fondamentale dell’effetto serra. Nell’atmosfera terrestre si trovano vari tipi di gas sono il vapore acqueo, l’anidride carbonica, il metano, il protossido di azoto e l’ozono. Senza i gas serra, la temperatura media della superficie terrestre sarebbe di circa -18° C invece della media attuale di 15° C.

Energy imports, net (% of energy use)

Le importazioni nette di energia sono stimate come consumo di energia meno la produzione, entrambe misurate in equivalenti petroliferi. Un valore negativo indica che il Paese è un esportatore netto. L’uso di energia si riferisce all’uso di energia prima che questa sia sottoposta a processi di trasformazione in altri combustibili.

Fossil fuel energy consumption (% of total)

I combustibili fossili comprendono il carbone, i prodotti a base di gas naturale, il petrolio e i suoi derivati.

Rural population

La popolazione rurale si riferisce, come il nome suggerisce, alle persone che risiedono nelle zone rurali di un Paese (secondo i registri statistici nazionali). Questo numero di abitanti è calcolato effettuando la differenza tra il totale della popolazione dello Stato e la sua popolazione urbana.

Urban population

La popolazione urbana si riferisce alle persone che vivono nelle aree urbane definite dagli uffici statistici nazionali. Viene calcolato utilizzando stime della popolazione della Banca Mondiale e rapporti urbani dalle Prospettive di urbanizzazione del mondo delle Nazioni Unite.

Forest area (% of land area)

L’area forestale tiene conto dei terreni con alberi coltivati dall’uomo o cresciuti spontaneamente è con un’altezza di almeno 5 metri. Essi vengono conteggiati sia che siano produttivi o meno ma vengono esclusi gli alberi utilizzati nei sistemi di produzione agricola (ad esempio nelle piantagioni di frutta e nei sistemi agroforestali) e quelli presenti nei parchi e nei giardini urbani.

Agricultural land (% of land area)

Si riferisce alla parte di terra che arabile, coltivata in modo permanente o sotto pascoli permanenti.

Methane emissions

Le emissioni di metano sono quelle derivanti da attività umane come l’agricoltura e dalla produzione industriale di metano.

Research and development expenditure (% of GDP)

Sono spese sul lavoro creativo intrapreso sistematicamente per aumentare la conoscenza, compresa la conoscenza della società, della cultura e della società, e l’uso della conoscenza per nuove applicazioni.

Education

Questa variabile misura il livello di istruzione della popolazione oltre i 25 anni, che ha ottenuto almeno una laurea triennale (Bachelor’s degree).

I risultati

L’analisi qui riassunta, evidenzia come le determinanti principali della green innovation siano il livello d’istruzione, la R&D, l’energia importata e il consumo di combustibili fossili. Le prime due variabili sono facilmente spiegabili: in media, cultura e livello d’istruzione vanno di pari passo e quindi ci si piò legittimamente attendere che anche la cultura “ambientale” venga coinvolta. Più fondi vengono destinati alla R&D e più grande sarà la fetta di essa dedicata alla green innovation. Le altre due variabili fanno riferimento alla geopolitica: un Paese che dipende da altre per il proprio fabbisogno energetico è più propenso ad investire in green innovation così da rendersi indipendente. Al contrario, Stati come Kuwait e Arabia Saudita sono grandi esportatori di petrolio e da esso traggono grosse risorse finanziarie e potere geopolitico.