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Giacarta, la città che affonda: il governo cambia capitale

Giacarta sta sprofondando in fretta e scomparirà sotto l’oceano a causa dei cambiamenti climatici. Il governo decide di spostare la capitale.

Categorie Ambiente

Scatta l’allarme rosso per Giacarta, capitale dell’Indonesia, che sta affondando a causa delle costanti inondazioni provocate dal cambiamento climatico. Con l’aggravarsi del problema ambientale, la città è destinata a essere sommersa dall’oceano. La Repubblica di Indonesia ha deciso di cambiare capitale, collocandola in un luogo più sicuro.

Cosa sta succedendo a Giacarta?

La situazione climatica a Giacarta è arrivata a un punto di non ritorno. Il centro della città, con i suoi 10 milioni di abitanti, è colpito da forti venti e precipitazioni che stanno mettendo a rischio le infrastrutture. Il terreno sta cedendo e le fondamenta si sono indebolite a causa dell’eccessiva quantità di cemento, che non riesce a reggere alle alluvioni. Giacarta infatti è costruita nei pressi di paludi dove confluiscono 13 fiumi. Negli ultimi decenni ha anche subito uno sviluppo urbano notevole, senza un’opportuna pianificazione. Nel frattempo incombe la crisi climatica. Così come il centro finanziario della città è in rapida crescita, anche la sommersione sta avvenendo troppo in fretta. Negli ultimi anni, la scarsità di acqua potabile ha costretto il governo allo sfruttamento delle falde acquifere sotterranee. Il terreno quindi si è progressivamente indebolito e compattato, soprattutto nelle zone in cui si trovano gli edifici.

Giacarta nel 2050

Si stima che ogni anno 25 cm della città finiscono sotto il livello del terreno. Questa situazione espone Giacarta al rischio di affondamento alla luce dell’innalzamento delle acque che si prevede a causa dei cambiamenti climatici. Entro il 2050 un terzo della città sarà completamente sommerso. Cercare una soluzione per evitarlo, allo stato attuale, è impossibile. Il governo aveva inizialmente pensato di edificare una barriera sui fondali. Ma un intervento di questo tipo è rischioso per l’ecosistema soprattutto perché produce un’alterazione delle correnti oceaniche.

Fonte: Pixabay

Il trasferimento della capitale

I frequenti allagamenti degli ultimi anni hanno già spinto il governo indonesiano a ipotizzare uno spostamento della capitale. Nel 2019 era arrivato l’annuncio ufficiale della costruzione della nuova città, prevista per la fine del 2020 e rimandata a causa della pandemia di Covid-19. La nuova capitale si chiamerà Nusantara e si troverà a 2000 chilometri di distanza da Giacarta, sull’isola del Borneo. Il progetto comprende 256.142 ettari e un ulteriore terreno in vista di una futura espansione. La costruzione della nuova capitale potrà beneficiare dei fondi per la ripresa economica post pandemia. Il progetto, che ha un costo di 56 miliardi di dollari, prevede una città smart progettata nel rispetto dell’ambiente. Lo spostamento della capitale infatti sarà l’occasione per trasferire l’economia indonesiana e risolvere il problema della sovrappopolazione.

Cosa succederà a Giacarta?

Una parte dei finanziamenti è destinata anche alla vecchia capitale, per impedirle di affondare. Una parte delle attività economiche e della popolazione resterà a Giacarta. Rimane quindi il progetto della costruzione della barriera marina. Il fondale su cui verrebbe installata però è comunque destinato a essere sommerso. In parallelo quindi si stanno costruendo delle isole artificiali per cercare di aumentare la superficie urbana. Per farlo però c’è bisogno di recuperare sabbia dai fondali. Di conseguenza, si provocherebbero modifiche alla condizione naturale, con il rischio di erosione delle coste. L’unica soluzione per impedire la sommersione sarebbe quella di fermare lo sfruttamento delle falde sotterranee. Al momento però questa operazione impedirebbe la fornitura dell’acqua potabile alla popolazione.

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Fonte: Pixabay

Un destino comune?

L’innalzamento del livello del mare e il cambiamento climatico sono una realtà per tutto il pianeta. Molte città quindi si troveranno ad affrontare problemi simili. Prima o poi bisognerà pensare a città che possano essere adatte a sopravvivere con l’acqua. Per farlo è necessario intraprendere azioni per tempo, e ripensare l’assetto urbanistico in modo diverso da come si è abituati. Possibili prospettive sono quelle di prevedere bacini di raccolta sotterranei o costruire edifici sollevati dal livello del terreno.

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