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Ghiacciai alpini: 200 quelli scomparsi da fine Ottocento

Oltre duecento ghiacciai alpini sono scomparsi da fine Ottocento. A causa del riscaldamento globale la riduzione è sempre più veloce.

Categorie Ambiente

Più di 200 ghiacciai alpini sono scomparsi dalla fine dell’Ottocento, lasciando al loro posto solo rocce e detriti. La causa è il sempre più rapido aumento delle temperature medie nelle Alpi, che sta avvenendo a velocità doppia rispetto alla media globale.

La “Carovana dei ghiacciai”

A causa del riscaldamento globale, la regressione dei ghiacciai alpini procede a un ritmo mai visto prima. L’allarme viene da Legambiente, che ha annunciato l’avvio della terza edizione di “Carovana dei Ghiacciai”, dal 17 agosto al 3 settembre 2022. Si tratta di una campagna che, con la collaborazione del Comitato Glaciologico Italiano, coinvolge un team di volontari ed esperti che attraversano l’arco alpino dalla Valle d’Aosta al Friuli Venezia Giulia per raccontare la situazione dei ghiacciai. In ogni tappa sono previsti monitoraggi, escursioni, conferenze, arte e musica dedicati ai ghiacciai, per sensibilizzare sul futuro che attende le nostre montagne e in generale l’intero pianeta. L’obiettivo infatti è spingere le forze politiche verso decisioni più sostenibili e verso la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.

Fonte: Legambiente

Le tappe del percorso

Rispetto alla situazione di due anni fa, quando si è tenuta la prima edizione della Carovana, i cambiamenti sono allarmanti. Confrontando i dati attuali con quelli storici è possibile studiare la rapidità dell’evoluzione e di valutare le possibilità di adattamento e mitigazione. La Carovana partirà dal Monte Bianco del Miage e Pré de Bar (Valle D’Aosta). proseguendo poi con i ghiacciai del Monte Rosa di Indren (Piemonte). In seguito passerà per il ghiacciaio dei Forni (Lombardia), proseguirà con il ghiacciaio della Marmolada (Veneto –Trentino) e si concluderà con il ghiacciaio del Montasio (Friuli-Venezia Giulia).

Lo scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi

A fine luglio, lo zero termico delle Alpi è stato registrato nella zona svizzera a 5184 metri. L’ultimo inverno è stato insolitamente mite in tutto l’arco alpino italiano. In molte zone si è registrata anche una siccità anomala, superando anche i 100 giorni senza pioggia. Di conseguenza, la copertura nevosa sul suolo ha subito una riduzione. Negli ultimi anni questo fenomeno è stato sempre più evidente, portando quest’anno a registrare lo zero in molti nivometri già dal mese di maggio. Già in primavera quindi l’innevamento è prossimo a zero e lascia spazio ad aree aride. A questo proposito il direttore di Legambiente, Giorgio Zampetti, ha dichiarato:

A poco più di un mese dalla tragedia della Marmolada torniamo a richiamare l’attenzione sull’emergenza climatica: non c’è più tempo per le nostre montagne, che ci lanciano un sos forte e chiaro. Con la terza edizione di “Carovana dei ghiacciai” vogliamo tornare a fornire dati ed elementi concreti per chiedere al governo italiano di spingere l’acceleratore per arrivare a emissioni di gas a effetto serra nette pari a zero nel 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi, e di dotarsi di un piano di adattamento al clima per tutelare i territori e le comunità

Fonte: Legambiente

L’attuale situazione delle Alpi

Lo scioglimento dei ghiacciai di recente sta facendo emergere dalle Alpi molte tracce del passato. I ritrovamenti diventano sempre più frequenti, dagli ordigni delle guerre mondiali fino a vittime di incidenti aerei o slavine. La regressione dei ghiacciai ha effetti sull’economia locale, penalizzando anche lo sport e il turismo montano. Incendi, siccità, ondate di calore ed eventi estremi sono sempre più frequenti. Si teme che la situazione possa essere peggiore rispetto alle stime, e ciò rende ancora più necessaria l’attività di monitoraggio. Il fenomeno si sta verificando anche in altre zone del mondo e per questo è allarmante per la comunità scientifica. Lo scioglimento dei ghiacciai infatti causa la perdita del paesaggio e della biodiversità, ma non solo. La scomparsa dei ghiacci implica la scomparsa di molte riserve di acqua dolce. Infine, la riduzione del permafrost è causa di instabilità per le infrastrutture della montagna.

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