Siamo negli anni ’70. La peggiore crisi petrolifera a livello mondiale si era appena conclusa e gli amministratori e i tecnici pubblici italiani dovevano trovare un modo pratico ed efficace per riformare le bollette dell’energia elettrica. Obiettivi principali del nuovo schema erano: (1) cercare di far pagare meno le famiglie più povere e (2) cercare di far consumare meno energia evitando gli sprechi.

E’ così che entra in vigore in Italia la cosiddetta tariffa progressiva dell’energia elettrica, utilizzata ancora oggi, tra gli altri, anche in Giappone, California, Corea del Sud, Cina, India e molte nazioni del Sud America.

Ma prima di capire in cosa consiste la tariffa progressiva e cosa cambierà tra un mese, permettetemi di fare un passo indietro: quali sono i componenti principali della nostra bolletta?

Cercherò di rispondere alla domanda nel modo più schematico e semplice possibile. La bolletta elettrica è divisa in:

  1. SPESA MATERIA ENERGIA – Che comprende più che altro l’energia elettrica che si consuma realmente più la componente per il dispacciamento, per le perdite di rete e altre micro-voci e, nel complesso, equivale a circa il 44% della bolletta.
  2. SPESA TRASPORTO E GESTIONE CONTATORE – Copre tutti i costi per la distribuzione dell’energia elettrica sulla rete nazionale e tutti i costi relativi al contatore (gestione e lettura contatori e analisi dei dati dei contatori degli utenti) ed equivale a circa il 17% della bolletta.
  3. SPESA ONERI DI SISTEMA – Cioè tutti i costi delle attività e infrastrutture di interesse generale della popolazione italiana (bonus sociali, sviluppo delle fonti rinnovabili con incentivi, …). Questa parte è pari al 24% del costo della bolletta.
  4. TOTALE IMPOSTE ED IVA – Quindi le tasse sull’energia consumata che corrispondono a circa il 15% del totale della bolletta.

Sperando sia chiara quest’ultima parte, tornerei all’oggetto dell’articolo. La tariffa progressiva prevede un’aumento della parte trasporto e gestione contatore e oneri di sistema proporzionale ai consumi di elettricità reali. Il che significa semplicemente che più consumi (componente 1) più ti faccio pagare anche i costi extra (componente 2 e 3). Inoltre, se di solito consumi 1.500 kWh l’anno (quindi fai parte dello scaglione di consumi minimi), e, per qualsivoglia motivo, un mese consumi molto di più della tua normale media, allora la componente 1 risulterà più cara. Tutto questo aveva senso nel contesto degli anni in cui l’energia elettrica era prodotta da centrali a carbone, petrolio, nucleari e gas naturale. Produrre energia era caro, sia economicamente ma soprattutto dal punto di vista ambientale.

Cosa succede nei giorni nostri invece? Dati del 2015, la produzione elettrica da fonti rinnovabili ha, oramai, raggiunto il 45% del totale, e crescerà sempre più. Per rispettare tutti i protocolli ambientali mondiali (vedi COP21, per esempio) e per essere allineati con le politiche energetico/ambientali dell’Unione Europea, c’è bisogno, anche in Italia, di incentivare l’energia proveniente da tecnologie pulite e sostenibili. Per essere più precisi bisogna, quindi, far consumare più energia elettrica agli italiani. Sembrerebbe una soluzione antitetica, ma così non è. Le tecnologie più innovative sono quelle più efficienti e, guarda caso, sono tutte (o quasi) basate su consumi di energia elettrica (vedi le auto elettriche, le pompe di calore ad alta efficienza, gli accumulatori…). Dal punto di vista ambientale è meglio incentivare i consumi elettrici, perché coincide con il disincentivare i consumi di gas naturale o di GPL o di gasolio.

Ecco, dunque, che arriviamo al nuovo schema tariffario che entrerà in vigore dal prossimo mese (in modalità parziale) e a Gennaio 2018 in maniera definitiva.

Cosa cambia?

Semplice. La spesa di trasporto e gestione contatore e la spesa oneri di sistema (componenti 2 e 3) non saranno più proporzionali alla spesa materia energia (componente 1), ma saranno fissi per tutti i clienti domestici.

Cosa significa?

In parole povere (poverissime) la riforma porterà a un aumento dei costi sulla bolletta se consumi poco; d’altro canto, se consumi molto – perché utilizzi una pompa di calore per riscaldare la casa, un boiler elettrico di nuova generazione per produrre acqua calda sanitaria, etc… – pagherai meno rispetto alla situazione attuale. Dal grafico sottostante, però, è abbastanza chiaro che l’aumento dei costi se consumi poco è trascurabile (70 € in più all’anno), la diminuzione della spesa se consumi tanto, invece, è importante (365 € in meno all’anno).

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luce-gas.it

Da Gennaio quindi pagherò di più in bolletta?

No. La riforma oggetto di questo articolo – delibera dell’autorità 592/2015 –  prevedeva già a inizio 2016 un cambiamento, di cui pochi se ne sono accorti. Dal 1 Gennaio 2016 è iniziata la riduzione della progressività per la spesa di trasporto e gestione contatore (componente 2). Dal 1 Gennaio 2017 inizierà la riduzione della progressività per la spesa oneri di sistema (componente 3) e ci sarà piena applicazione della riforma per la componente 2. Dal 1 Gennaio 2018, infine, ci sarà la piena applicazione della riforma sia per la parte di oneri di sistema sia per quella di trasporto e gestione contatore.

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Avete ancora dubbi?

Potete vedere il video dell’autorità per l’energia elettrica, gas e acqua qui sotto. O, in alternativa, potete leggere l’articolo sull’argomento di luce-gas.

Se volete potete commentare e cercheremo di rispondere ad ogni vostro dubbio. E non dimenticate di condividere l’articolo! In pochi sanno del cambiamento, ma in molti devono sapere.