Articolo a cura di Giuseppe Galati

Gli effetti dei cambiamenti climatici sono ormai noti e sotto gli occhi di tutti, a supporto degli evidenti danni all’ambiente legati al clima ci sono anche numerosi studi che confermano quando detto come quello effettuato dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che stima ad esempio che nell’ultimo secolo:

  • l’aumento complessivo della temperatura media globale (sistema terra-oceano) al 2008 è stato di 0,7°C rispetto al livello pre-industriale;
  • Le precipitazioni sono aumentate in maniera molto importante nel Nord e nel Sud America, Nord Europa e nell’intera Asia mentre sono diminuite molto nelle zone che già erano a rischio siccità come nella zona del Sahel, Africa meridionale e alcune parti dell’Asia meridionale.

Inoltre, in assenza di politiche di mitigazione climatica, gli scenari proposti stimano un aumento della temperatura globale da 1,8 a 4,0 °C rispetto al secolo scorso.

E’ proprio sull’incremento della temperatura globale media che ci si vuole concentrare in quanto i target dell’accordo climatico di Parigi sono chiari:

Tutti i paesi firmatari dell’accordo devono impegnarsi ad attuare politiche a favore dell’ambiente al fine di combattere gli evidenti segni del cambiamento climatico. In particolare, l’impegno principale che ci si è posti è quello di mantenere sotto i 2°C l’aumento della temperatura globale alla fine del secolo, con obiettivo preferenziale da tenere sotto controllo gli 1,5°C.

Dal 2015 ad oggi il processo di decarbonizzazione in atto è evidente, molto studi confermano l’impegno e la volontà da parte delle maggiori potenze mondiali di uscire dall’era del carbone. E’ chiaro che per attuare tali politiche bisogna trovare ed individuare una nuova forma di energia primaria da sfruttare al suo posto in quanto la quota di energia elettrica prodotta da Carbone, seppur in diminuzione, è influente sugli scenari mondiali come possiamo vedere di seguito:

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iea.org

Già durante il WEO del 2016 si intravedeva una possibile strada da seguire per il processo Carbon-Free ovvero l’uso del Gas Naturale come combustibile di transizione per il passaggio allo scenario totalmente rinnovabile.

Detto questo, ci si chiede se l’uso del Gas Naturale come “combustibile di transizione” ci possa aiutare a raggiungere gli obiettivi legati al clima del quale abbiamo parlato precedentemente. A nostro aiuto possiamo servirci di un report pubblicato recentemente da Oil Change International che mostra in maniera molto chiara quali sono i piani futuri delle varie potenze mondiali in relazione agli investimenti sul Natural Gas. In particolare se analizziamo gli investimenti programmati dal 2018 al 2030 dei paesi che fanno parte del G20:

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rystadenergy.com

Notiamo che le cifre sono da capogiro. Più nello specifico, tali investimenti porteranno ad un incremento notevole della produzione di NG per sopperire ovviamente all’abbandono del carbone.

Tale aumento sarà un fattore positivo o negativo per l’ambiente ?

Per capire ciò, partiamo con l’analizzare l’inquinamento prodotto dall’estrazione del Gas Naturale. E’ chiaro ed evidente che a parità di energia prodotta, il carbone è molto più inquinante in termini di emissioni di C, i dati emessi da Eni parlano di:

  • da 350 a oltre 400 grammi di CO2per kWh per la combustione di Carbone;
  • 200 grammi di CO2per kWh per la combustione di Gas Naturale.

Inoltre, per quanto riguarda gli altri inquinanti prodotti dalla combustione di combustibili fossili, uno studio della Texas University mostra chiaramente che il NG è molto meno inquinante del Carbone come possiamo vedere di seguito:

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Texas University

Tuttavia ciò non basta in quanto come possiamo notare di seguito:

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Studio Oil Change International

E’ evidente, secondo anche quanto detto prima, che le emissioni di anidride carbonica diminuiranno usando il NG come combustibile per produrre energia elettrica tuttavia è altrettanto evidente che ciò non basterà assolutamente a raggiungere il target di Parigi per l’aumento di temperatura globale.

Gli investimenti per la costruzione di nuovi oleodotti, riqualificazione e conversione di centrali termoelettriche sono importanti e faranno si che tale risorsa venga sfruttata almeno per 40/50 anni senza interromperne o diminuirne la produzione ed il consumo. Tale “sforzo” non basta assolutamente per salvaguardare il nostro pianeta dalla minaccia del cambiamento climatico e toglie chiaramente l’etichetta di combustibile di transizione al Natural Gas in quanto, in maniera molto semplice, se fosse veramente di transizione, aiuterebbe a raggiungere gli accordi sul clima di Parigi.

Occorre investire in maniera complementare e rapida anche e soprattutto sulle fonti rinnovabili che già ad oggi a livello di kWh prodotti, in molti paesi del mondo sono più convenienti dal punto di vista economico rispetto la generazione con combustibili fossili. Inoltre, bisogna continuare a potenziare i collegamenti della rete elettrica non solo nazionale come ha programmato Terna durante il suo piano strategico 2018-2022 ma anche internazionale in quanto la salvaguardia dell’ambiente è un fattore che interessa il mondo intero, senza distinzioni.