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ENI e Commonwealth Fusion System (CFS), startup nata dall’iniziativa di ex ricercatori e scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT), hanno siglato un accordo per sviluppare il primo impianto a fusione nucleare commerciale in 15 anni. A fronte di 50 milioni di dollari d’investimento, ENI entrerà nel Consiglio d’Amministrazione dell’impresa statunitense e darà il suo contributo non solo in termini di risorse economiche, ma anche in know-how e ricerca.

Le fasi della collaborazione

Le attività che avranno come fine ultimo la costruzione del primo impianto a fusione nucleare commerciale, comprenderanno tre fasi progettuali. La prima sarà focalizzata sulla costruzione di super-magneti realizzati con un’innovativa lega super-conduttrice: un nastro d’acciaio ricoperto da un composto chiamato “ossido di ittrio-bario-rame” (YBCO). Quest’ultimi saranno poi utilizzati per la costruzione di un prototipo sperimentale, chiamato SPARC. Il dispositivo è progettato per produrre circa un quinto della potenza di ITER, ma in un sessantacinquesimo del volume. Le dimensioni contenute dovrebbero ridurre drasticamente i costi ed i tempi del progetto. Infine, nella terza fase, l’esperienza accumulata verrà utilizzata per la “costruzione ed esercizio del primo impianto industriale che possa garantire una produzione continuativa e remunerativa di energia[1].

Contestualmente alla collaborazione con CFS, ENI ha siglato un secondo accordo con il MIT che permetterà ai due enti di eseguire ricerca congiunta sulla fisica dei plasmi, sulle tecnologie dei reattori a fusione ed i magneti superconduttori.

Le dichiarazioni dell’amministratore delegato Descalzi

L’amministrazione delegato dell’ENI Claudio Descalzi, ha dichiarato: “Oggi è un giorno davvero importante per noi poiché, grazie a questo accordo, Eni compie un notevole passo avanti verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative con un sempre minor impatto ambientale. La fusione nucleare è la vera fonte energetica del futuro, poiché completamente sostenibile, non rilascia né emissioni né scarti, ed è potenzialmente inesauribile. Un traguardo che noi di Eni siamo sempre più determinati a raggiungere in tempi brevi[1].

 

Articolo a cura di Stefano Terlizzi

 

[1] https://www.agi.it/economia/energia/eni_svilupper_il_primo_impianto_che_produrr_energia_grazie_alla_fusione-3611251/news/2018-03-09/