Gli scienziati hanno l’obbligo morale di avvertire chiaramente l’umanità di qualsiasi minaccia catastrofica e dire le cose come stanno”. Con queste parole inizia l’ultimo chiaro avvertimento che 11mila scienziati di tutto il mondo hanno lanciato all’umanità. In un conciso studio pubblicato su BioScience, gli studiosi hanno dimostrato con dati inconfutabili l’emergenza climatica che sta vivendo il genere umano. Inoltre, hanno concluso esponendo le uniche soluzioni per poter evitare il disastro imminente.

La preoccupante situazione attuale

Da questo studio risulta evidente come particolarmente inquietanti siano le tendenze concomitanti dei principali ‘segni’ degli impatti climatici. Per esempio, i più abbondanti gas serra (CO2, metano e protossido di azoto) continuano ad aumentare, così come la temperatura media della superficie globale. Inoltre, il ghiaccio sta rapidamente scomparendo, dato dimostrato da una diminuzione del ghiaccio marino artico, delle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartico e dello spessore dei ghiacciai in tutto il mondo. Il contenuto di calore dell’oceano, l’acidità dell’oceano e il livello del mare sono in aumento. Come lo sono gli incendi forestali, gli episodi di clima estremo e i costi dei danni a loro associati. Si prevede che il cambiamento climatico influirà notevolmente sulla vita marina, d’acqua dolce e terrestre, sul plancton e i coralli, sui pesci e sulle foreste.

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L’inefficienza delle politiche attuali

Nonostante questi terrificanti dati e 40 anni di negoziati globali sul clima, con poche eccezioni, abbiamo generalmente condotto gli affari come di consueto e non abbiamo mai seriamente affrontato questa situazione. La crisi climatica è arrivata e sta accelerando più rapidamente di quanto molti scienziati si aspettassero. È più grave del previsto, e sta minacciando gli ecosistemi naturali e il destino dell’umanità. Particolarmente preoccupanti sono i potenziali danni climatici irreversibili e l’effetto domino sugli ecosistemi che potrebbero portare a una catastrofica Terra ‘bollente’. Queste reazioni a catena potrebbero causare disagi significativi agli ecosistemi, alla società e alle economie, rendendo potenzialmente inabitabili vaste aree della Terra.

Le soluzioni

Infine, gli scienziati suggeriscono i comportamenti su sei temi nevralgici e correlati che i governi, le imprese e il resto dell’umanità possono e devono adottare per ridurre gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici.

  • Energia: l’umanità deve implementare rapidamente enormi pratiche di efficientamento energetico e deve sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili a basse emissioni di carbonio e altre fonti di energia più pulite e sicure per le persone e l’ambiente
  • Inquinanti: dobbiamo ridurre prontamente le emissioni di inquinanti atmosferici, tra cui metano, particolato e idrofluorocarburi
  • Natura: dobbiamo proteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri
  • Alimentazione: mangiare cibi prevalentemente vegetali, riducendo il consumo globale di prodotti di origine animale, può migliorare la salute umana e ridurre significativamente le emissioni di gas serra.
  • Economia: i nostri obiettivi devono spostarsi dalla crescita del PIL e dalla ricerca della ricchezza alla protezione degli ecosistemi e il miglioramento del benessere umano dando la priorità ai bisogni di base e riducendo la disuguaglianza
  • Demografia: la popolazione mondiale deve essere stabilizzata e, idealmente, gradualmente ridotta, garantendo l’integrità sociale

Conclusioni

In conclusione, il gruppo di scienziati, si dichiarano pronti ad assistere i decisori in una giusta transizione verso un futuro sostenibile ed equo. Inoltre, suggeriscono una migliore e più chiara diffusione dei dati scientifici, che consentirà meglio ai responsabili politici, al settore privato e al pubblico di comprendere l’entità di questa crisi, tenere traccia dei progressi e riallineare le priorità per alleviare i cambiamenti climatici.

Il testo è stato tradotto, riassunto e riarrangiato dall’articolo scientifico ‘World Scientists’ Warning of a Climate Emergency’ pubblicato su BioScience il 5 novembre 2019