Articolo a cura di Marilena Putignano

L’IEA (Agenzia internazionale dell’energia) ha siglato con Italia, Canada, Finlandia e Svezia, un accordo di collaborazione Clean Energy Education and Empowerment (C3E) che ha come obiettivo quello di rafforzare il ruolo delle donne nei settori dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e delle tecnologie low-carbon.

Il nostro Paese è stato rappresentato da ENEA che è presente nel comitato esecutivo ed è leader della task force che lavorerà alla raccolta dati e alla formulazione di indicatori per individuare le barriere che ostacolano le donne nell’accesso e nella progressione di carriera.

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Rispetto agli anni Settanta e Ottanta, in Italia, la quota delle donne, che ricoprono posizioni di potere nei ministeri legati al settore energetico, è aumentata anche se siamo ancora lontani dall’equità.

Nelle Commissioni parlamentari coinvolte sui temi energetici come Attività produttive, Ambiente, Cultura e scienza, Infrastrutture e trasporti, le donne ricoprono una bassa percentuale delle posizioni apicali: capo (13%) e vice capo (19%).

Nel settore imprenditoriale, la legge 120 del 2011, ha stabilito che nelle società quotate in borsa, il Consiglio di amministrazione deve essere composto da almeno un terzo di donne. Questo ha fatto sì che in dieci anni la presenza delle donne sia passata dal 5% nel 2007 al 30,9% nel 2017.

Nelle Associazioni di industriali che operano nel settore delle energie e nel settore della ricerca pubblica in campo energetico non ci sono presidenti donna.

Questi dati denunciano come la percentuale di donne in posizione di potere sia irrisoria in confronto alla controparte maschile.

 

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In Italia, solo un terzo delle ragazze post-diploma opta per un corso di laurea dell’area scientifico-tecnologica, nonostante numerose analisi di mercato facciano emergere che le figure impegnate in questi ruoli lavorano con risultati positivi negli uffici tecnici di progettazione e programmazione della produzione, nella ricerca e sviluppo, nel controllo qualità.

Le qualità che vengono maggiormente riconosciute alle donne sul lavoro sono: determinazione, affidabilità, scrupolosità e l’essere multitasking.

Il MIUR (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) ha stanziato 3 milioni di euro di fondi per le università allo scopo di offrire l’esenzione totale o parziale delle tasse alle diplomate che si immatricoleranno a un corso di laurea dell’area STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).

L’obiettivo è quello di avvicinare le donne a carriere professionali che purtroppo nel nostro paese sono ancora oggi considerate ad esclusivo appannaggio maschile.