Nelle ultime settimane sulle spiagge del mar Tirreno sono stati depositati dalle onde del mare enormi quantità di dischi di plastica trasparente. Da Torvaianica, Anzio e Tarquinia nel Lazio fino a Ischia, Capri e Positano sono stati ritrovati migliaia di dischi forati del diametro di 5 centimetri, simili a filtri impiegati nel settore della depurazione delle acque. Si tratterebbe dei dischi usati come supporto per permettere la proliferazione dei batteri che depurano l’acqua.

Il fenomeno è monitorato dal gruppo Clean Sea Life, che si sta occupando anche del “backtracking”, ossia monitoraggio a ritroso per risalire all’origine dei dischi. Per segnalare nuovi ritrovamenti potete scrivere a info@cleansealife.it o sulla pagina Facebook.

La provenienza dei dischi

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Una mappa aggiornata dei ritrovamenti. cleansealife.it

L’origine e la provenienza dei dischi non è ancora stata stabilita. Il comandante della Capitaneria di Porto di Capri, Daniele Praticò, ipotizza che si tratti di un gran quantitativo di dischi “persi” da una nave portacontainer durante la navigazione. Secondo Eleonora de Sabata, portavoce di Clean Sea Life, la situazione venutasi a creare nel Tirreno ricorda l’incidente avvenuto presso l’impianto di trattamento di Hookset, New Hampshire, nel 2011. In seguito ad un guasto, circa 8 milioni di dischi furono scaricati in mare oltre a grandi quantità di liquami.

Oltre a Clean Sea Life, parte dell’omonimo progetto europeo, anche gli oceanografi del Lamma, il Laboratorio di monitoraggio e modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile della Regione Toscana, il Cnr e la Fondazione per il clima e la sostenibilità, oltre all’Arpa Lazio, le Capitanerie di porto e la Guardia costiera sono al lavoro per individuare l’origine dei dischi.

L’inquinamento del Mediterraneo

Secondo il bilancio finale Goletta di Verde 2017 di Legambiente, il Mar Mediterraneo non gode di buona salute. A causarlo sarebbero la presenza di rifiuti galleggianti, il non corretto esercizio degli impianti di depurazione, sversamenti illegali in mare ed i cambiamenti climatici. Nel 18% dei punti monitorati è stata riscontrata la presenza di rifiuti galleggianti come assorbenti, salviette e cotton fioc, oltre ai tanti rifiuti che si raccolgono sui fondali marini. Secondo gli ultimi dati, inoltre, si avrebbe una densità pari a 58 rifiuti per ogni Km2 di mare con punte di 62 nel Mar Tirreno, dei quali il 96% è di plastica. Goletta Verde ha ritrovato buste (16,2%), teli (9,6%), reti e lenze (3,6%), frammenti di polistirolo (3,1%), bottiglie (2,5%).

ENEA si è occupata della questione attraverso “Marine litter: da emergenza ambientale a potenziale risorsa” convegno dedicato alla problematica dei rifiuti plastici in mare di cui potete leggere qui i documenti.

Per saperne di più sul tema dei rifiuti marini consultate questa bibliografia.