Articolo a cura di Marco RONCELLI

Il mondo sta cambiando. E molto velocemente per quanto riguarda l’ambito “Energy & Utilities”, che oggi presenta i più alti tassi di innovazione sul mercato. Una rapida evoluzione dettata da nuove direttive e normative di settore incentrate su efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Esse non risparmiano nuove problematiche da risolvere come il contrasto tra la dispacciabilità dell’energia, la capacità delle reti di distribuzione e le nuove necessità delle utenze, una fra tutte la mobilità sostenibile.

I nuovi modelli di business suggeriscono, per le utilities, una importante trasformazione dell’offerta attraverso l’integrazione di servizi addizionali (efficienza energetica, luce-gas-acqua in un unico contratto…) e un miglioramento della qualità complessiva dei servizi. Un utente consapevole comprende come un costo di 5 oppure 6 centesimi per kWh – ovviamente per la sola materia prima – non alteri significativamente il costo annuo per il servizio elettrico. Un discorso analogo può essere ripetuto per il gas naturale e per clienti non domestici dove, pur essendo maggiori i consumi, l’efficienza energetica offre solitamente risultati più incidenti.

In uno scenario dove la nuda produzione e vendita di energia ha visto ridurre i propri margini e dove la forza di vendita si sfida sul mezzo centesimo di euro, l’innovazione – e più nello specifico la digitalizzazione – entra in gioco, portando con sé anche la diffusione di posizioni lavorative originali relative soprattutto all’analisi di dati e all’ambito ICT. Con la quarta rivoluzione industriale in atto, l’innovazione tecnologica sia lato hardware che software costituisce un elemento fondamentale per riassettare i sistemi produttivi. Protagonista di un approfondito report dedicato, pubblicato da IEA, la digitalizzazione è una sfida che trasformerà completamente il volto del settore energetico lungo tutta la filiera, a partire dai giacimenti petroliferi intelligenti e dalla miglior previsione dell’energia immessa in rete da parchi eolici e fotovoltaici fino alla mobilità elettrica, condivisa e con la capacità di stabilizzare la rete (Vehicle to Grid). Secondo un rapporto di Deloitte del 2017, sono tre le fasi che deve seguire una realtà che decide di digitalizzarsi:

  • Uso di sistemi di gestione e monitoraggio dei processi fisici o chimici, attraverso l’utilizzo di sensori.
  • Raccolta ed analisi dei dati: non solo quelli personali, utilizzati spesso a fini commerciali, ma anche quelli ottenuti analizzando il funzionamento di reti, sistemi o processi produttivi.
  • Presenza di una evidente digitalizzazione, dove i diversi sistemi ed infrastrutture di produzione, gestione e monitoraggio sono connessi ed è ordinario lo scambio di dati tra uomo e macchina, così come tra le macchine stesse.
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Restringendoci all’ambito Energy, è interessante osservare come le prime due fasi, senza cioè la connettività tra i sistemi, possano portare un risparmio energetico dato dall’efficientamento del singolo processo o elemento del sistema (smart home, elettrodomestico, veicolo…), mentre solo con il completamento delle tre fasi, unite alla elettrificazione e decentralizzazione degli asset, è possibile anche stravolgere il modo in cui creiamo, trasportiamo e consumiamo energia.

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Internet of Things, intelligenza artificiale e reti neurali, blockchain e Big Data. Questi i principali tecnicismi che da qualche tempo sentiamo e sentiremo sempre più nel prossimo decennio. Nel 2018 l’investimento complessivo in questi ambiti si stima essere stato superiore ai 50 miliardi di dollari per la sola energia elettrica, mentre si prevede il raggiungimento di 64 miliardi di dollari entro il 2025. Nella seconda parte si approfondiscono le tre fasi utili alla digitalizzazione delle utilities.