martedì, 29 Settembre, 2020

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Il Deposito Nazionale dei Rifiuti Nucleari è più vicino

Il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha annunciato la prossima pubblicazione del CNAPI: la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee ad ospitare il Deposito Nazionale nucleare di superficie. La notizia arriva dopo che il governo aveva congelato la decisione per circa due anni e mezzo. In seguito alla pubblicazione della carta, sarà aperta una fase di consultazione per tutti gli enti interessati.

Il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico (DNPT) dovrà stoccare circa 15000 metri cubi di rifiuti ad alta e media radioattività.

Perché abbiamo bisogno di un deposito nazionale?

Senza un deposito nucleare centralizzato, l’Italia è obbligata a stoccare i propri rifiuti in depositi temporanei che non hanno caratteristiche adeguate per il mantenimento dei rifiuti sul lungo periodo. Tra questi siti, si trovano Trino e Saluggia in Piemonte, Caorso nel Piacentino, e Garigliano in provincia di Caserta. Nel caso di Saluggia, per esempio, la vicinanza del deposito alla Dora Baltea ha sollevato più di una polemica e di una preoccupazione.

In aggiunta all’inadeguatezza di alcuni depositi temporanei, parte dei nostri rifiuti sono ospitati all’estero a costi “elevatissimi”, secondo il presidente dell’Associazione Italiana Nucleare Minopoli. Il rimpatrio dei materiali radioattivi non è solo motivabile su base economica, ma anche considerando obblighi contrattuali ed internazionali.

Le ricadute ambientali ed economiche

Da un punto di vista ambientale, i rifiuti nucleari trattati secondo gli standard internazionali non presentano nessuna caratteristica particolarmente dannosa. Come ampliamente spiegato in un nostro precedente articolo, i rifiuti sono inglobati in matrici di materiale inerte e immobilizzati in contenitori che presentano barriere multiple per separare le scorie dall’ambiente.

Per quanto riguarda il lato economico, l’investimento complessivo per il Parco Nazionale dovrebbe aggirarsi intorno a 1,5 miliardi di euro, con occupazione prevista di 1500 addetti all’anno per 4 anni, nella fase di costruzione, e di 700 per l’esercizio. L’investimento verrà finanziato dalla componente A2 della tariffa energetica. “Si tratta, in gran parte, di tariffa che va a sostituire quelle attuali per il mantenimento in esercizio di sicurezza degli impianti nucleari disattivati che si ritarda a smantellare”, dice l’Ing. Minopoli, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare AIN.

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