New York. 1st Avenue. Il quartier generale delle Nazioni Unite ha accolto tanti, tantissimi rappresentanti delle diverse nazioni del mondo. Dalla Nuova Zelanda alla Jamaica, passando per la Francia, Repubblica Democratica del Congo, Cina e non solo. Il tema era unico e improrogabile: serve trovare soluzioni pratiche ai cambiamenti climatici. Parliamo del Climate Action Summit 2019.

Climate Action Summit 2019

Chi ha seguito la giornata, concorderà che uno dei momenti più forti sia stato in fase di apertura. Dopo i saluti iniziali del Segretario Generale delle Nazioni Unite, che ha tanto voluto questa giornata, António Guterres, è Greta Thunberg che ha invaso la scena con la sua rabbia (giustificata) e il suo urlo ormai diventato hashtag virale: #HowDareYou.

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Dopo l’intensa giornata, tra gli annunci più importanti fatti durante i singoli discorsi dei capi di stato ci sono:

  • l’Unione Europea che devolverà almeno il 25% del prossimo budget ad attività legate al clima;
  • la Francia ha annunciato che non entrerà in nessun accordo commerciale con le nazioni che non sottoscriveranno l’accordo di Parigi;
  • la Germania punta alla cosiddetta carbon neutrality entro il 2050;
  • l’India aumenterà la produzione energetica rinnovabile fino a 175 GW al 2022, e successivamente a 450 GW (nel 2050?);
  • stando al comunicato stampa dell’ONU, la Cina taglierà le emissioni annuali di CO2 di 12 miliardi di tonnellate, e proverà a perseguire una politica ambientale low carbon (che significa tutto, e niente);
  • la Russia ha annunciato che ratificherà l’Accordo di Parigi, sarà la 187esima nazione (o meglio la 186esima nazione, più l’Unione Europea);
  • il Pakistan pianterà almeno 10 miliardi di alberi da qui al 2024.

Non solo rappresentanti di stati. Hanno partecipato attivamente, con soluzioni ed esempi, anche aziende private quali Allianz SE, Orsted, Iberdrola, Danone, Willis Towers Watson, Signify, Engie, Dalmia, SSAB, Port of Antwerp, e Maersk. Oltre che organizzazioni non governative o finanziarie come la International Trade Union Confederation, African Development Bank, World Bank Group, Melinda and Bill Gates Foundation, Children Investment Fund Foundation, European Investment Bank, International Renewable Energy Agency, Bank of England, Clean Air Fund.

Azioni contro i cambiamenti climatici

Dal sito ufficiale del Climate Action Summit è possibile approfondire quanto e come le diverse nazioni del mondo stanno affrontando il problema dei cambiamenti climatici. Nel particolare, è possibile studiare e confrontare le 22.471 azioni da parte di 14.539 attori (siano essi città, regioni, aziende private, investitori, e organizzazioni non governative), dividendoli geograficamente e per settore.

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L’Italia è tra le nazioni con più attività in assoluto (4.375 totali). Di queste, però, il 95% sono iniziative di cooperazione interregionali, internazionali e tra città. La piccola parte rimanente sono, invece, 26 azioni a lungo termine (2050), 36 a medio termine (2030) e 148 a breve termine (2020). I dettagli li trovate nella mappa interattiva delle Nazioni Unite del link precedente.

Contrariamente all’Italia, nazioni come la Germania, la Nuova Zelanda o la Corea del Sud hanno puntato molto su azioni a lungo termine, come anche su interventi a medio e breve termine; meno su iniziative di cooperazione.

Non c’è tanto da commentare: tanto è stato detto, poco è stato fatto. La rotta deve cambiare assolutamente, altrimenti sarà troppo tardi.