giovedì, 1 Ottobre, 2020

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Cannabis? Sì, ma per Produrre Energia!

Da settimane ormai impazza in Italia la polemica sulla legge per il monopolio di stato e la depenalizzazione per il possesso (limitato) e la coltivazione (limitata) della cosiddetta marijuana. Oltre al fine ricreativo, cosa ci regala questa pianta? Sapevate che stiamo parlando di una delle colture più poliedriche della natura? È possibile utilizzare il prodotto, infatti, in centinaia di modi e contesti diversi. Se date un’occhiata a questa pagina, resterete sorpresi dalla mole di prodotti ed usi della cannabis, o canapa. Parliamo di tessuti, carta, plastica naturale, legno compensato, isolante naturale, combustibile diretto, biodiesel, olio di semi, olio di canapa, carrozzeria per auto e molto molto altro. In uno dei nostri articoli ne abbiamo parlato nel contesto edilizio – bioedilizia.

Io, invece, vorrei parlare di canapa nel contesto energetico e, precisamente, vorrei parlarvi della produzione di combustibili differenti, con diverse efficienze di produzione e di combustione. La canapa è la pianta con il più alto rendimento per ettaro (20 tonnellate in 4 mesi – in Italia) anche in condizioni climatiche sfavorevoli. La cannabis sativa, originaria dell’India, è una pianta legnosa che contiene il 77% di cellulosa (più del legno, con il 60% di cellulosa). Con il suo potenziale alto rendimento di biomassa e la sua idoneità a inserirsi in rotazione nelle colture esistenti, la canapa potrebbe non solo essere complementare, ma superare le altre colture energetiche attualmente disponibili

L’etanolo è considerato un possibile futuro carburante per i trasporti. L’ etanolo ha la peculiare caratteristica di essere un combustibile rinnovabile in quanto derivato da prodotti vegetali. È stato preso in considerazione per le sue intrinseche qualità alto-ottaniche che consentono di aumentare il numero di ottani della base idrocarburica, senza ricorrere all’uso degli additivi a base di piombo.

Questo tipo di carburante alternativo al petrolio può essere prodotto su larga scala attraverso processi di pirolisi o fermentazione, in assenza di ossigeno. I principali prodotti da cui ricavare l’etanolo sono la cellulosa di canapa, l’amido di riso e gli zuccheri della barbabietola.

Il biodiesel è un carburante di origine naturale che può essere sostitutivo parziale agli odierni gasoli. Esso deriva dalla trans-esterificazione degli oli vegetali (canapa, soia, colza e girasole) effettuata con alcol etilico e metilico: ne risulta un combustibile puro, rinnovabile a bassissimo impatto ambientale. Esso risulta biodegradabile per il 98% e non contiene il dannoso zolfo, il principale indagato per l’inquinamento atmosferico insieme agli aromatici e agli idrocarburi policiclici aromatici.

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Dopo il divieto di coltivazione imposto dalle Nazioni Unite nel 1961 e la revoca del divieto nel 1990 nell’Unione europea, l’industria della canapa è riemersa prima in Canada, poi in Australia e infine in Europa. Oggi vengono coltivate varietà con bassissimi contenuti di THC – in Italia il limite legale è lo 0,2 % – pe r  utilizzo industriale (alcuni ettari anche in Italia). Tuttavia la coltivazione della canapa industriale è ancora vietata in alcuni paesi industrializzati come la Norvegia e gli Stati Uniti, e il che è assurdo. In generale l’uso di energia dalla canapa industriale è, oggi, molto limitato, ed è un peccato vista la qualità del prodotto. Ci sono pochi Paesi in cui la canapa è stato commercializzata come coltura energetica, la Svezia è una delle eccezioni.

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Lorenzo Rubino
Laureato magistrale a 24 anni in ingegneria energetica al PoliTO. Esperto in efficienza energetica industriale, commerciale, residenziale. Progettista tecnico di impianti rinnovabili e tradizionali. Responsabile di #EnergyCuE da marzo 2015. Appassionato di nuove tecnologie e policy, soprattutto se finalizzate alla sostenibilità della produzione di energia. Mi sento curioso, riflessivo ma anche spontaneo, diretto e pragmatico, da buon ingegnere!