L’I-Com, Istituto Italiano per la Competitività, come ogni anno, ha redatto il Rapporto I-Com sull’innovazione energetica, edizione 2017. Oltre a concentrarsi su ricerca e sviluppo delle tecnologie che riguardano l’intera filiera energetica (produzione, distribuzione, consumo), il documento studia anche i nuovi ruoli per i consumatori finali. Essi, infatti, sono (e saranno) sempre più attivi. Si pensi soltanto a tutti quei consumatori che allo stesso tempo sono produttori (case con fotovoltaico o eolico) e quindi protagonisti in tutto e per tutto della scena energetica nazionale e mondiale. Il rapporto indaga anche sulle possibili innovazioni in tema di “partecipazione dei cittadini ai processi decisionali pubblici, sulle esigenze di innovazione all’interno della Pubblica Amministrazione e anche intorno ai cambiamenti che riguardano tanto la mobilità che le città, anch’esse, come le imprese innovative, proiettate verso paradigmi sempre più smart.

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Una prima (piccola) parte del report analizza la produzione brevettuale energetica di tutti i paesi del mondo: in particolare i paesi Europei, Nord America ma anche i Paesi emergenti come Cina, India e varie nazioni del Sud America e Centro America. Dallo studio emerge che le tecnologie dove maggiormente si concentra l’attività innovativa sono lo stoccaggio energetico (elettrico soprattutto, ma anche termico) e il fotovoltaico seguiti a distanza da eolico e solare termodinamico. Oltre i 1.000 brevetti nel campo se li aggiudicano, invece, le nuove tecnologie a carbone pulito (CCT) e lo stoccaggio di CO2 (CCS, di cui ne parliamo QUI), innovazioni sulla trasmissione di elettricità e sulla produzione nucleare (sia da fissione che da fusione). A distinguersi in cima alla classifica ci sono gli Stati Uniti, i quali primeggiano con il 70% delle tecnologie esaminate (nuovi brevetti), seguiti da Giappone e Corea del Sud, i quali nello storage superano gli USA. Segue, e prima tra tutti gli altri Paesi europei, la Germania, con oltre 2.000 brevetti all’attivo e prima assoluta nell’eolico e nella cogenerazione.

La domanda nasce spontanea: dov’è l’Italia? Beh, l’Italia è INESISTENTE. Il totale dei brevetti attivi al 2014 sono stati 36.524 nel mondo. In Italia ne sono state brevettate 114 innovazioni, pari a circa lo 0,3% del totale. Dalla cartina che vedete anche voi si comprende come siano locati i brevetti italiani. Il Lazio precede tutti (27 brevetti nel 2014), seguito da Lombardia (18), Emilia Romagna (11), Veneto (6), Toscana e Campania (2) e infine Piemonte, Liguria, Trentino Alto Adige e Marche (1). Il che significa che la metà delle regioni italiane – 10 su 20 – non ha centri di ricerca adeguati allo sviluppo e all’elaborazione pratica di nuove tecnologie. La situazione, purtroppo, è drammatica al sud: regioni come Puglia, Sicilia o Calabria pur ricche di nuove e idee e di progetti non riescono a imporsi.

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Per quanto riguarda i brevetti nell’ambito della mobilità sostenibile, la tecnologia dove maggiormente si concentra l’attività è, naturalmente, l’energy storage, con oltre 7.000 richieste di brevetto. Quest’ultimo corrisponde al 50% delle richieste di brevetto totali depositate, seguito dai veicoli ibridi che a loro volta precedono quelle relative ai veicoli elettrici plug-in. I Paesi più attivi sono il Giappone, gli Stati Uniti e la Germania, che come nel caso della generazione di energia elettrica, precede e di molto tutti gli altri Paesi europei. L’Italia, la cui produzione brevettuale resta anche qui marginale se confrontata con gli altri Paesi, appare focalizzata sui settori dei veicoli ibridi, dell’accumulo, dei veicoli elettrici plug-in e delle stazioni di ricarica. Le regioni più attive sono Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna, anche se, rispetto al 2014, è aumentato il peso del Veneto e della Toscana.