giovedì, 13 Agosto, 2020

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Bianco Natale, o no? Tra sprechi e inquinamento

Per molti è il miglior periodo dell’anno, per altri no. Si tratta delle vacanze natalizie. Luci, alberi, regali e cibo sono i padroni indiscussi di queste giornate. Il Codacons ne preannuncia un giro d’affari di 10 miliardi di euro. Non molto tempo fa, vi abbiamo parlato del costo ambientale del Black Friday, e di come gli ambientalisti di tutto il mondo hanno cercato di boicottarlo. Certo non si può pensare di boicottare il Natale, ma qual è l’impatto ambientale del Natale?

Lo spreco alimentare

Che siano pranzi o cenoni, sulle tavole italiane il cibo è presente in grande quantità. Secondo gli analisti di Ener2Crowd, quest’anno nel periodo delle feste di fine anno si getteranno oltre 500 mila tonnellate di cibo, corrispondenti a più di 80 euro per gruppo familiare: uno spreco enorme che porta anche a un’impennata del livello di inquinamento «perché ogni tonnellata di rifiuti alimentari produce 4,2 tonnellate di CO2» spiegano gli esperti. Ener2crowd è la prima piattaforma italiana di Lending Crowdfunding dove aziende innovative che sviluppano interventi di sostenibilità ambientale, efficienza energetica ed energia rinnovabile, aprono le porte ad investitori privati ed istituzionali.

I maglioni natalizi che inquinano

Nella tradizione cinematografica, Natale è anche sinonimo di maglioni a tema natalizio di dubbio gusto (basti pensare al maglione indossato da Colin Firth ne “Il Diario di Bridget Jones”). Secondo quanto riportato da un articolo della CNN, anche i maglioni rappresentano una minaccia per l’ambiente. Hubbub, un ente di beneficenza del Regno Unito, ha scoperto che il 95% dei 108 maglioni che ha analizzato, prelevato da 11 rivenditori di strada e online, era interamente o parzialmente realizzato con materiali plastici. Dato l’alto uso dell’acrilico, Hubbub avverte che un maglione di Natale medio è “probabile che si aggiunga al problema dell’inquinamento da plastica nei nostri oceani”.

Abete vero vs finto

Sebbene sembri poco “green”, tagliare un abete vero non rappresenta un enorme danno all’ambiente. Un albero di circa 1.8 metri impiega poco meno di un decennio per crescere e, una volta abbattuto, l’agricoltore ne pianterà almeno uno al suo posto. Gli alberi offrono molti benefici all’ambiente mentre crescono, catturando CO2 e fornendo habitat per la fauna selvatica. Crescono meglio su dolci colline spesso inadatte ad altre colture e, naturalmente, sono biodegradabili.

Ciò però non significa che gli alberi in PVC siano più inquinanti. Essi infatti rappresentano un’alternativa ecologica se si utilizza l’albero artificiale per cinque o più anni. Uno studio condotto per conto dell’ACTA (American Christmas Trees Association) sostiene che prendere un nuovo albero reale ogni anno (e possibilmente eliminarlo in una discarica alla fine della stagione) ha un impatto maggiore sulle emissioni di gas serra, sull’uso di acqua ed energia e su altre aree rispetto a un albero artificiale riutilizzato.

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Francesca Marasciuolohttp://energy.closeupengineering.it
Laureata magistrale in Ingegneria Elettrica al Politecnico di Bari. Mi occupo di Smart Grid, e di come si possano coniugare fonti rinnovabili, mobilità elettrica e sistema elettrico. Autrice di #EnergyCuE da Luglio 2017. Sempre curiosa di nuove soluzioni tecnologiche per la produzione sostenibile di energia elettrica, mai stanca di imparare!