11 Marzo 2011. Uno tsunami impatta le coste Nord del Giappone con tutta la forza che un oceano può avere. Caso vuole che l’onda anomala incontri nel suo cammino di distruzione la centrale nucleare di Fukushima. Il resto è storia.

La società Tepco (Tokyo Electric Power Co.), che gestisce l’impianto nucleare, ha annunciato di aver iniziato, dopo più di quattro anni, lo sversamento in mare dell’acqua di falda radioattiva (ma filtrata) immagazzinata nei pressi della centrale danneggiata dal terremoto. Secondo la compagnia l’acqua è sicura, poiché, naturalmente, ultra-filtrata.

Per la precisione lo scorso 13 Settembre 2015 sono state sversate in mare circa 850 tonnellate di acqua diventata, prima, radioattiva al passaggio vicino alla centrale. Dal lontano 2011 è la prima volta che avviene lo sversamento in acqua marina. Finora, infatti, i timori dei pescatori e le pressioni politico/ambientali riguardo l’effetto del liquido radioattivo sull’ambiente marino hanno sempre fermato i lavori. La Tepco ha dichiarato che l’acqua di falda trattata “è sicura perché è stata filtrata attraverso il sistema advanced liquid processing system”, ma in cosa consiste questo trattamento?

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Prima di tutto dall’acqua contaminata è stato rimosso il Cesio. In successione nuove tecnologie di filtraggio eliminano quasi totalmente lo Stronzio. A valle si pongono impianti di pretrattamento di co-precipitazione tramite Ferro e Carbonati e, a susseguirsi, le torri di adsorbimento di due tipologie differenti (come da figura). Questi ultimi due passaggi riassumono quello che è chiamato il processo ALPS (Advanced Liquid Processing System), attraverso il quale vengono rimossi più di 62 tipi diversi di nuclidi radioattivi. I materiali radioattivi rimossi dai processi di filtraggio sono posti in container ad elevata integrità, HIC, e stoccati. Tali processi non eliminano, tuttavia, il Trizio, che ha, comunque, tempo di decadimento basso rispetto a molti altri nuclidi radioattivi e, che è pericoloso solo se ingerito. La radiazione beta emessa dal Trizio per decadimento, infatti, non può penetrare la pelle umana.

Nonostante l’utilizzo di tecnologie avanzate, la Tepco deve comunque trovare soluzioni per le 300 tonnellate di acqua “pericolosa” che estrae ogni giorno dalla falda sottostante la centrale di Fukushima e deve, soprattutto, trovare una soluzione pratica per le 680 mila tonnellate di acqua altamente radioattiva stoccata nel sito che include anche il liquido utilizzato per raffreddare i reattori dopo lo tsunami.

Come successe in Italia dopo la catastrofe ambientale di Chernobyl, anche in Giappone tutti i siti nucleari nazionali sono stati fermati dopo lo tsunami del Marzo 2011. La differenza sostanziale è che, mentre nel nostro Bel Paese iniziò la dismissione di tutte le centrali, nella penisola Nipponica la fermata è stata temporanea, ed è stata – logicamente – motivo di controlli e manutenzioni straordinarie in tutti i siti. L’11 Agosto scorso, a prova di ciò, è stato riavviato il reattore Sendai 1, al sud del Giappone. Al fianco di quest’ultimo, il mese prossimo, sarà riavviato anche il Sendai 2. Nel 2016 anche il Takahama 3 e 4 e l’Ikata 3 saranno probabilmente rimessi in funzione, poiché, ad oggi, considerati conformi a tutte le norme di sicurezza nazionali ed internazionali.