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Agenzia delle Entrate, scattano i CONTROLLI FISICI | Evita assolutamente questo movimento: al primo sospetto ti bussano a casa

Illustrazione del logo dell'Agenzia delle Entrate (Depositphotos)

Illustrazione del logo dell'Agenzia delle Entrate (Depositphotos FOTO) - www.energycue.it

Prestate attenzione, l’Agenzia delle Entrate sta facendo controlli su controlli, anche fisici. Non fare nulla di avventato!

I controlli dell’Agenzia delle Entrate servono a verificare che i contribuenti abbiano dichiarato correttamente i redditi e pagato le tasse dovute. Possono riguardare sia persone fisiche che aziende, e coprono diversi ambiti: IVA, Irpef, Ires, detrazioni, bonus, ecc.

Possono iniziare in modi diversi: con una segnalazione, un’anomalia nei dati, oppure in automatico, tramite incroci di informazioni tra banche dati (ad esempio spese sostenute vs redditi dichiarati).

I controlli si dividono in due grandi categorie: formali (sulle dichiarazioni già presentate, per correggere errori o incongruenze) e sostanziali, cioè veri e propri accertamenti più approfonditi, che possono includere anche ispezioni e richieste di documenti.

Se c’è qualcosa che non torna, l’Agenzia invia una comunicazione. A quel punto, si può chiarire la situazione o eventualmente pagare quanto dovuto con sanzioni ridotte. Ignorare o non collaborare può invece portare a conseguenze più pesanti.

Quando il Fisco ti mette gli occhi addosso

Non so se ti è mai capitato di sentirti osservato, ma in certi casi… diciamo che non è solo una sensazione. Tipo quando sul conto corrente iniziano a comparire movimenti un po’ fuori dall’ordinario, bonifici che non tornano, versamenti cash belli corposi, o soldi che entrano ed escono come se stessi gestendo un casinò, ecco, lì l’Agenzia delle Entrate potrebbe cominciare a farsi qualche domanda. E se qualcosa non quadra, è solo questione di tempo prima che partano i controlli.

Le verifiche da parte del Fisco possono avvenire in due modi: o ti mandano un ispettore in carne e ossa direttamente in banca (e no, non suona il campanello), oppure usano un sistema informatizzato, quello che chiamano l’Anagrafe dei rapporti tributari. In pratica, una maxi banca dati dove confluisce tutto: movimenti, saldi, giacenze, perfino le cassette di sicurezza. Lo so, suona un po’ inquietante — tipo Grande Fratello versione finanziaria — ma è così che funziona.

Compilazione di documenti per l'Agenzia delle Entrate (Pixabay)
Compilazione di documenti per l’Agenzia delle Entrate (Pixabay FOTO) – www.energycue.it

Occhio ai movimenti

Il metodo più comune per tenerci d’occhio è proprio l’anagrafe di cui ti parlavo sopra. Ogni anno, le banche devono inviare un resoconto dettagliato di tutti i rapporti finanziari dei propri clienti: saldi, flussi in entrata e in uscita, media annua, eccetera. Se tutto fila liscio, niente panico. Ma se spunta qualcosa di strano, tipo accrediti sospetti, bonifici da o verso l’estero, oppure se versi e prelevi più di 10mila euro al mese in contanti – allora scatta il semaforo rosso. E qui le indagini si fanno serie.

Ciò che davvero fa partire l’indagine è la discrepanza tra i dati finanziari (quelli che la banca invia) e quelli dichiarati dal contribuente (quelli nel famoso 730, per intenderci). Se qualcosa stona, il Fisco può decidere di approfondire. A volte, può bastare anche il fatto che sul conto non ci siano movimenti: niente versamenti, niente prelievi.