Vita su Marte, la NASA ha trovato la prova | “Reazioni innescate da microrganismi”: si tratta della scoperta del secolo

Scoperta incredibile su Marte (Canva-Freepik foto) - www.energycue.it
La missione della NASA sul suolo marziano ha prodotto un significativo indizio relativo alla possibilità di vita sul Pianeta
Gli studiosi si sono concentrati, soprattutto nei decenni precedenti, sulle esplorazioni riguardanti Marte, al fine di apprendere un numero maggiorato di informazioni riguardanti il suo clima, la sua formazione e soprattutto la possibilità che, in passato, il Pianeta abbia accolto vita.
La primissima missione nella storia ad aver coinvolto Marte come protagonista è datata addirittura 1965. Stiamo parlando del lancio della sonda Mariner 4, inviata dalla NASA per eseguire delle catture ravvicinate della sua superficie.
Attualmente il suolo marziano è oggetto di approfondimenti da parte del Rover NASA Perseverance, che a partire dal 2021 si trova a condurre approfondimenti che possano portare al rinvenimenti di campioni e tracce biologiche del Pianeta.
Nel prossimo futuro, già a partire dal decennio che seguirà il corrente, prenderà sempre più piede la possibilità che Marte venga raggiunta per la prima volta nella storia dalla presenza umana, grazie all’ambizione di Elon Musk e della sua SpaceX.
Una scoperta sensazionale
Il Rover NASA Perseverance nel corso di una missione sul suolo marziano è stato in grado di raccogliere un campione biologico che gli esperti hanno immediatamente indicato come assolutamente straordinario. Stiamo parlando di una roccia, ribattezzata dagli esperti come “a macchia di leopardo“, proprio per via del suo aspetto, caratterizzato da chiazze e venature scure. I primi rilevamenti in merito hanno condotto a scoprire la presenza di una composizione chimica, posseduta da questa roccia, decisamente similare rispetto alle rocce terrestri che sono state soggette all’azione dei microrganismi. Questa incredibile scoperta è stata svelata all’intera comunità nel corso dell’ultima Lunar and Planetary Science Conference, alimentando la possibilità effettiva che Marte, nei milioni di anni a dietro, abbia ospitato forme di vita.
L’ottimismo è inevitabile, ma indubbiamente si renderà necessario procedere con ulteriori approfondimenti. L’ex scienziato capo della NASA Jim Green si è espresso proprio così a riguardo: “Questa scoperta rappresenta uno dei segnali più forti mai rilevati di possibile vita marziana. Tuttavia, è fondamentale condurre ulteriori analisi per confermare questa ipotesi“. La figura di Green è nota nell’ambito scientifico per avere ideato l’omonima Scala, che permette di collocarvi le nuove scoperte e misurarne il grado di attendibilità, ossia quanto le stesse siano capaci di fornire la risposta che la comunità sta cercando. Un punteggio di 1 equivale ad un indizio – ed è proprio qui che la roccia marziana è stata posizionata -, mentre il 7° scalino rappresenta una conferma. Nonostante attualmente il punteggio sia minimo, per quanto concerne l’ultimo rilevamento sul Pianeta Rosso, non è da escludere che gli approfondimenti sulla Terra possano condurre il grado ad un aumento.

Gli approfondimenti terrestri sapranno rivelarsi cruciali
Il rinvenimento della roccia è avvenuto nel Cratere Jerezo, che rappresenta il sito in cui era presente un lago marziano, esistente miliardi di anni fa, che si ipotizza potesse presentare le condizioni adatte allo sviluppo della vita. La composizione chimica delle rocce “a macchia di leopardo”, come afferma il geochimico della Stony Brook University, Joel Hurowitz, potrebbe rappresentare un elemento cruciale, per via della presenza di un’elevatissima concertazione di ferro e fosforo, oltre alla presenza nel centro delle macchie di ferro e zolfo: “Questa composizione chimica suggerisce che le macchie si siano formate in seguito alla reazione di composti organici con minerali di ferro e solfato“.
Solitamente simili reazioni sono attribuibili a microrganismi, ma non è da escludere l’ipotesi che le stesse possano avvenire anche in assenza di vita. Il geobiologo della Texas A&M University, Michael Tice, ha condotto studi di modellazione i cui risultati sottolineano la compatibilità con l’azione svolta da organismi viventi su Marte. La priorità della NASA è, ora, quella di recuperare i campioni raccolti da Perseverance per riportarli sulla Terra e lasciare che siano gli studiosi in prima persona ad approfondirne l’origine. Il principale ostacolo affinché ciò avvenga concretamente è, però, rappresentato dall’elevato prezzo – pari a circa 11 miliardi di dollari -, che l’agenzia spaziale statunitense vorrebbe cercare di ridurre.