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Le rocce come alleate contro la CO₂: un nuovo processo la cattura migliaia di volte più velocemente

Un nuovo metodo accelera il processo naturale di cattura della CO₂, trasformando le rocce in alleate contro il cambiamento climatico.

Le rocce sembrano immobili, eterne, ma in realtà hanno un potere nascosto: possono catturare l’anidride carbonica dall’aria. È un processo naturale chiamato weathering, in cui certi minerali reagiscono con l’acqua e la CO₂ atmosferica, trasformandosi in composti stabili. Il problema? Ci vogliono secoli, se non millenni, per vedere un effetto concreto.

Da tempo gli scienziati si scervellano su come accelerare questo fenomeno, cercando un modo per sfruttarlo su larga scala. Le tecnologie attuali per la rimozione del carbonio funzionano, ma sono costose, energivore e difficili da implementare su grandi superfici. Sfruttare il potere delle rocce, invece, potrebbe essere un’idea geniale: unire natura e tecnologia per un sistema economico ed efficace.

Negli ultimi anni si è parlato tanto di minerali silicei come olivina e serpentina, molto diffusi e con un buon potenziale di assorbimento della CO₂. Il problema? Sono troppo lenti. I ricercatori hanno provato a renderli più reattivi, ma finora nessuno aveva trovato una soluzione davvero efficace.

Ora, però, qualcosa potrebbe cambiare. Un gruppo di chimici di Stanford ha sviluppato un metodo innovativo che potrebbe rivoluzionare il settore. Grazie a un processo semplice e a basso costo, hanno trovato un modo per trasformare minerali comuni in macchine cattura-carbonio ultra rapide.

Un processo che accelera la cattura del carbonio

Gli scienziati di Stanford hanno avuto un’intuizione brillante: usare forni industriali, simili a quelli impiegati nella produzione del cemento, per scaldare minerali silicei e modificarne la struttura chimica. Questo approccio sfrutta tecnologie già esistenti, rendendo il processo facilmente replicabile su scala industriale senza la necessità di sviluppare infrastrutture complesse o costose. Durante il riscaldamento, i minerali subiscono un processo di scambio ionico, in cui gli ioni presenti nei composti originari vengono riorganizzati per formare nuovi materiali altamente reattivi. Il risultato è la creazione di due composti alcalini, ossido di magnesio e silicato di calcio, che hanno una capacità molto superiore di interagire con l’anidride carbonica presente nell’aria.

A differenza delle rocce naturali, che impiegano millenni per assorbire e trasformare la CO₂, questi nuovi materiali reagiscono a una velocità impressionante, intrappolando il carbonio in pochi giorni o settimane. Questo significa che, con la giusta quantità di materiali trattati, sarebbe possibile rimuovere grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera in tempi molto più rapidi rispetto ai processi naturali, offrendo una soluzione concreta al problema dell’eccesso di CO₂ nell’aria.

Dettagli di olivina (Depositphotos foto) – www.energycue.it

Una tecnologia promettente per la rimozione della CO₂ su larga scala

I test di laboratorio parlano chiaro: questi materiali, una volta esposti all’aria e all’umidità, si trasformano rapidamente in minerali carbonatici stabili, bloccando la CO₂ per sempre. Se in natura servono secoli, qui bastano poche settimane o mesi. E il bello è che questa tecnologia consuma meno della metà dell’energia rispetto ai metodi tradizionali di cattura diretta dell’aria, rendendola più sostenibile ed economica.

Ma come si potrebbe applicare su larga scala? Una delle idee più interessanti è spargere questi materiali nei campi agricoli, dove potrebbero migliorare il terreno e assorbire CO₂ contemporaneamente. Il team di Stanford sta già studiando come produrre milioni di tonnellate di questi materiali ogni anno, magari riutilizzando gli scarti minerari dell’industria estrattiva. Un modo intelligente per trasformare un problema in una soluzione.

Furio Lucchesi

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