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Boom nelle importazioni di materie prime seconde per l’Italia nel 2023: oltre 8 milioni di tonnellate

L’Italia eccelle nel riciclo, ma sono necessari investimenti, riforme normative e innovazione per consolidare l’economia circolare.

L’Italia si distingue per l’eccellenza nel settore del riciclo nonostante le difficoltà economiche globali. A tal proposito, UNICIRCULAR e Assoambiente hanno presentato a Roma il rapporto “L’Italia che Ricicla“.

Ma che cosa dice? Esso evidenzia come il riciclo sia un elemento strategico per ridurre la dipendenza energetica e promuovere la decarbonizzazione.

Questo settore favorisce innanzitutto la sostenibilità ambientale e, oltre a ciò, rappresenta anche una risorsa economica importante. Ciononostante, questo non è sufficiente per affermarsi.

Infatti, per consolidare ulteriormente il ruolo dell’economia circolare, è indispensabile una collaborazione più stretta tra istituzioni e operatori del settore. In questo senso, l’obiettivo principale è quello di attuare riforme incisive sia a livello nazionale che europeo.

L’economia circolare come motore fondamentale

L’economia circolare in Italia è una strategia fondamentale per l’Italia. Infatti, il suo contributo al PIL italiano è pari al 2,5%, ossia un valore superiore alla media europea. Oltre a ciò, il settore offre un’importante opportunità lavorativa. Per l’appunto, ha impiegato 613 mila persone a tempo indeterminato, pari al 2,4% del totale nazionale. Prima della pandemia l’Italia faceva un’uso sempre maggiore di materiali riciclati nei processi produttivi. Tuttavia, dal 2020 questa tendenza ha riportato un cambio di rotta brusco. Ovviamente, in questo caso, una conseguenza inevitabile è un incremento dei consumi e una riduzione dell’uso di materie riciclate.

Arrivati a questo punto è fondamentale ritornare sul percorso giusto. Come? Sono necessari maggiori investimenti: attualmente, l’Italia investe solo lo 0,7% del PIL nell’economia circolare. Si tratta di un dato al di sotto della media europea – dello 0,8% – e dei principali paesi come Germania  e Francia. Questi ultimi investono rispettivamente lo 0,9% e lo 0,8%. Nel 2023, l’Italia ha importato circa 8 milioni di tonnellate di materie prime riciclate principalmente da Europa e Americhe. Per quanto riguarda le esportazioni, invece, si dirigono verso Turchia, India e Cina. Questi flussi indicano un potenziale di crescita che potrebbe essere ulteriormente sviluppato nei settori del riciclo dei metalli, del vetro e dei rifiuti organici. In definitiva, l’industria italiana del riciclo è un’importante leva per ridurre la dipendenza dalle materie prime esterne.

Cassonetti per il riciclo (Pixabay FOTO) – www.energycue.it

Un boom per l’Italia nel 2023

Il boom che ha registrato l’Italia nel 2023 a livello di importazioni riflette un potenziale di crescita importante per l’industria del riciclo. Infatti, quest’ultima potrebbe beneficiare di maggiori investimenti in tecnologia e nella gestione dei flussi di materiali riciclati. Tuttavia, nonostante il nostro Paese sia un leader nel riciclo di materiali come carta, vetro e metalli, vi è ancora una dipendenza dalle importazioni per alcuni settori. Tra questi vediamo quello dell’organico, dei metalli ferrosi e non ferrosi e del vetro.

Di conseguenza, anche se il settore del riciclo italiano mostra un’importante capacità produttiva, deve comunque affrontare sfide legate alla gestione dei flussi di materiali e all’efficienza nel trattamento dei rifiuti. In pratica, la necessità di ottimizzare i processi di recupero resta l’obiettivo primario per ridurre la dipendenza dalle risorse esterne e incrementare la competitività a livello globale.

Martina Serpe

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