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Cop29 ad Azerbaijan: quali saranno le principali questioni da affrontare?

L’Azerbaijan quest’anno ha ospitato la 29a Conferenza delle Parti (COP29) a Baku dall’11 al 22 novembre, quali sono i temi trattati?

Quest’anno l’Azerbaijan ha avuto la possibilità di essere scelto come paese ospitante della Conferenza delle Parti a Baku sui cambiamenti climatici.

Ilham Aliyev, Presidente della Repubblica dell’Azerbaijan, ha dimostrato un’importante gratitudine: “Essere eletti all’unanimità come paese ospitante della COP29 è davvero un grande onore per noi. Lo consideriamo un segno di rispetto da parte della comunità internazionale nei confronti dell’Azerbaijan e di ciò che stiamo facendo, in particolare, nell’ambito dell’energia verde“.

Per l’appunto, l’Azerbaijan è determinata ad incrementare la capacità di energia rinnovabile fino al 30% entro il 2030. Essa ha l’obiettivo di diventare un punto di riferimento dell’energia sostenibile.

Oltre a ciò, la nazione ha espresso la propria intenzione di portare a termine un piano ecologico che prevede la riduzione di gas serra del 40% entro il 2050.

Che cos’è la COP29 e chi ne ha preso parte

COP29 è un acronimo che si riferisce ad una Conferenza delle Parti. Nello specifico si tratta di una serie di incontri annuali in cui i paesi firmatari si riuniscono per discutere sui cambiamenti climatici. In particolare, si riuniscono per monitorare i progressi e negoziare strategie per limitare il cambiamento climatico. Il principale obiettivo della COP è sostenere e far avanzare gli impegni presi nell’Accordo di Parigi, che sarebbe un trattato internazionale del 2015. In particolare, i paesi si sono impegnati a contenere il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali. Durante questi incontri, i leader mondiali possono verificare l’implementazione delle azioni climatiche, valutare i successi e le mancanze. In questo modo sono anche in grado di adottare nuove misure per rafforzare gli impegni.

Quest’anno la COP si tiene a Baku, in Azerbaijan, dall’11 al 22 novembre 2024. La Conferenza conta oggi 198 membri, di cui 197 paesi più l’Unione Europea. I leader mondiali continueranno a discutere le migliori modalità per raggiungere gli obiettivi climatici. Tra i presenti troviamo i paesi più inquinanti come Stati Uniti, Cina, Unione Europea, India e Russia. Successivamente, sono presenti paesi in via di sviluppo come Brasile, Sudafrica, Messico, Indonesia e Turchia. Infine, presenziano anche paesi più attivi nella richiesta di contenere i gas serra, come ad esempio Maldive, Tuvalu, Fiji e Bangladesh.

Messa a punto delle misure nella COP29 (Wikimedia, UN Trade and Development FOTO) – www.energycue.it

Argomenti trattati e possibili risultati

In occasione di tali incontri, si considerano le prospettive di tutti i presenti in modo da mettere insieme i vari punti di vista e raggiungere risultati incisivi per la comunità. La principale priorità della Conferenza è quella di non superare la temperatura globale di 1,5°C e si ritiene necessario ridurre le emissioni in maniera radicale. In questo senso, la COP29 affronta temi chiave per la lotta al cambiamento climatico. Tra questi troviamo la riduzione delle emissioni di carbonio e la promozione della giustizia climatica globale. La Conferenza ha messo a punto una serie di iniziative in una Action Agenda che incoraggiano la cooperazione internazionale ad adottare politiche sostenibili, sostegno alla biodiversità e soluzioni per mitigare gli impatti ambientali. In questo senso, si punta a coinvolgere sia i governi che il settore privato in azioni concrete.

Ma cosa ne consegue da queste iniziative? Da qui si punta a raggiungere obiettivi chiave, come la riduzione delle emissioni globali grazie all’adozione di tecnologie a basse emissioni e la transizione verso energie rinnovabili. Successivamente, si punta alla conservazione della biodiversità, tramite misure che intendono proteggere ecosistemi e specie a rischio. A seguire, si vorrebbe raggiungere una maggiore resilienza climatica, quindi una maggiore capacità dei paesi vulnerabili di resistere agli impatti climatici. Infine, si aspira ad un incremento dell’equità climatica, in modo tale che le nazioni meno sviluppate possano contribuire e beneficiare delle azioni climatiche.

Martina Serpe

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